162 Novi schizzi dall’ Adria mento grigio a musaico ancora integro ed un interessante calidario circolare con nicchie decorate di pitture ancora, visibili. Le costruzioni sottostanti al pavimento, ed i canali di mattoni, per cui si sfogava l’aria riscaldata, sono meglio conservati che nel bagno romano scoperto a Lissa. Circa quaranta o cinquanta passi lungi dalla riva si trova un edificio, l’uso del quale non è ancora accertato. Entro al suo perimetro sono tre vasche rettangolari di pietra, ognuna lunga circa due metri, larga tre e mezzo e profonda da quattro a cinque centimetri, allineate secondo il loro asse longitudinale. Separato da un canale d’efìusso sta loro davanti un lastricato di mattoni, in cui, come lo dimostrano certi rottami, erano infissi tre vasi d’ argilla larghi circa un metro. Siamo senza dubbio davanti ad uno stabilimento industriale, forse destinato alla lavatura delle lane od alla preparazione degli unguenti. Degli edifici romani il più ben conservato è il cisternone presso Punta Rancon. Sta in vetta ad una collina coperta di ceduo sì fitto, da non potere accedervi se non con grande fatica. Consta di due bacini in muratura lunghi quaranta metri e larghi cinque, separati da una parete comune ed allineati nel senso della loro lunghezza. Uno è diviso mediani! diaframmi orizzontali in tre grandi vani, e serviva, probabilmente da filtro. Dalla composizione della malta e dalla modalità della costruzione si arguisce che il lavoro deve essere stato eseguito in due periodi, oppure in tre, qualora si prendano in considerazione i diaframmi accennati. Essendo i muri intatti fino all’altezza di cinque metri, la cisterna doveva contenere almeno 2000 metri cubi di acqua. Come avessero potuto riempire questo serbatoio, già alquanto elevato sopra il livello del terreno non si capisce ; forse era congiunto mediante tubi nei quali si faceva scorrere l'acqua attinta da un pozzo situato su di una collina prossima, non lunge dal castelliere preistorico.