Etnografia dell’ Istria tano una beretta di pelliccia, altri un cappello di felpa, ed i zerbinotti uno violetto. Le donne vestono gonna nera o bruna succinta ai fianchi da una cintura rossa, ed una giacca della stessa stoffa sì corta da non toccare i lombi ; i fazzoletti del collo e della testa nonché il grembiule sono di seta ed a colori non meno sfacciati, non meno vari di quelli d’una sciarpa turca. Ma la tinta bruna della carnagione armonizza egregiamente con quei colori intonati sul giallo e sul rosso. Intorno al collo gira ana catena d’oro con un grave pendente ; alle orecchie sono appesi cerchioni fregiati di coralli. Tutti i giovinotti portano a sinistra un orecchino con un corallo rosso. Le. contadine d’Albona, per la corporatura, per la grazia, dei loro movimenti, per la natura allegra e vivace fanno argomentare d’esser trattate più. umanamente che nelle altre regioni slave meridionali. Gli uomini sono slanciati lesti e dai loro occhi sprizza baldanza congiunta ad animo ardito. L’ agro albonese cela alquanto della grandezza spagnola. Fra il fiume Dragogna e Parenzo c’ è un gruppo di Slavi di cui non abbiamo ancora fatto parola. Vi si trovano meticci sloveno-croati, probabilmente arrivati nel secolo decimoterzo dalla Marca venda, nonché i Fuchi già* menzionati, dimoranti nelle valli del distretto di Pinguente. I Fuchi si distinguono per i loro calzoni larghi e corti, aperti alle ginocchia, per le calze bianche, per un cappellino o per una beretta, e per le scarpe di cuoio. Invece nella Valle inferiore del Quieto abitano Sloveni italianizzati parlanti lo « schiavetto », mescolanza di parole italiane e slave ; si conoscono per i loro calzoni corti chiusi al ginocchio, per le calze e per le scarpe fibulate che ti ricordano la moda dei tempi del Goldoni. Più verso mezzodì abitano Croati dalla lingua degenerata e commista di parole italiane ; gli Slavi loro vicini li chiamano Be-siachi (zotici).