178 Novi schizzi dall’ Adria si puniscano colla recisione d’un lobo d’orecchio. All’omicida si tagli la testa « in modo eh’ ei muoia ed essa si stacchi dal corpo ». Le donne omicide « si gettino nelle fiamme, fin che muoiano ». Chi viola una donna e non venga ad un componimento coi parenti, sia decapitato; gli incendiari ed i falsi monetari si brucino. I bestemmia-tori si condannino a pagare 46 soldi di multa e si leghino-alla berlina. Questo statuto è il più antico documento di Albona. Per lo splendore medievale valga un testimonio di ducent’anni più vecchio : Edrisi, geografo arabo, il quale definisce : « Albunah » città popolata. Albona diventò veneta appena nel 1420, quando il potere temporale della chiesa d’Aquileia trovò la ben meritata fine. Al patrizio veneto fu sottoposta anche la sorella minore, Pianona. Da questo momento in poi gli avvenimenti si scolpiscono più profondamente nella memoria del popolo. Interrogatelo e vi risponderà come in una notte dell’anno 1599 gli Uscocchi, sorprese le guardie, penetrassero nella città, e come i cittadini, riavutisi dal primo sbalordimento, li battessero a sangue respingendoli ; interrogatelo quel popolo e vi racconterà pur anco di tempi ben più antichi, di que’ giorni in cui salutava esultante^ i reduci vittoriosi della gloriosa battaglia di Lepanto. « Chi per mare, chi per tera — tutti Turchi sotto terra — pin pum ! Viva San Marco ! » si gridava giubilando dinanzi alla loggia d’Albona ed ancora pochi anni fa, finita la processione di S. Marco, i fanciulli inneggiavano battendo i muri colle frasche di sambuco. Sull’altura lucida, solitaria, d’Albona, insieme collo spirito del popolo di Venezia cadde e germogliò qualche seme di coltura intellettuale della università di Padova e di Bologna ; sappiamo ad esempio che il Consiglio civico nel 1530 chiamava un maestro da Milano per istruire nell© scienze i figli dei cittadini. Il dotto uomo della città di