Attraverso l’Istria rossa 167 Peroi, una volta abitato da Napoletani, è la colonia slava più recente dell’Istria. Nel 1680 e nel 1631, la peste distrusse intieri villaggi dell’Istria rossa, fra i quali Peroi. In seguito a ciò il doge Giovanni Pesaro, nel 1657, diede i campi a quindici famiglie ortodosse di Carnizza. Quei poveracci furono ai-cicontenti di non avere più affari coi Turchi ; senonchè, appena accomodati, ecco farsi loro d’ attorno i Francescani, per cattolicizzarli. La Signoria di Venezia sventò quei tentativi, e così quelli di Peroi hanno mantenuto la loro prisca fede ed i costumi degli avi. Una "volta quelli di Peroi prendevano per mogli donne monte-negrine, loro connazionali, oggidì invece i matrimoni si fanno fra consanguinei, per cui accanto alle stature slanciate ed asciutte del Montenegrino s’ incontrano persone piccole e malaticce. Frattanto, in cima alle scale di pietra comparve il pope in atto di discendere e moverci incontro. Carlo Yriarte, presidente dell’ Accademia delle belle Arti a Parigi, dopo un viaggio fatto nel settanta pubblicò un libro, poi tradotto in italiano, in cui si dipingono a smaglianti colori le coste istriane ; fra le illustrazioni di quest’ opera si trova anche un bel ritratto del pope di Peroi, una testa caratteristica di monaco russo : naso piatto senza espressione, fronte bassa, occhi melensi ma fantastici, chioma da femmina fluente sulle spalle e barba lunga ondulata. L’attuale parroco di Peroi non corrisponde punto a questa dipintura, •anzi è grande quanto mai ; malgrado i suoi cinquant’ anni è slanciato ed elastico ; ha la complessione dei giganti, dall’ occhio nero, e dal capello corvino al seguito del principe del Montenegro ; la veste talare sgualcita e la berretta spelata ricordano i prèti accattoni dell’ Italia meridionale, però ih suo incesso è quello d’un cardinale romano. Il Vaticano non dispone cèrto di troppe persone, che sappiano portare con nobile sussiego la sottana come questo pope