Rovigno geografica, e si compendiano nella seguente deposizione del palombaro, messa a protocollo : « Toccato il fondo del mare mi trovai su d’un terreno tutto ruderi di muraglie; esaminandolo mi convinsi, senz’ombra di dubbio, trattarsi di edifici, anzi nella mia qualità di muratore posso dire d’avere ravvisato le malte. Procedendo ad esaminare le adiacenze osservai una serie di muri continua e le linee delle strade. Non vidi nè porte nè finestre, nè l’avrei potuto, perchè secondo la mia opinione sono coperte da ciottoli, da alghe e da incrostazioni. Con sicurezza potei scorgere una diga lavorata secondo le regole dell’ arte, anzi potei camminarvi sopra per la lunghezza di trenta metri e più. Quanto vidi non soltanto mi faceva l’impressione che quei ruderi non siano altro che le rovine di edifici, ma ne sono anche persuaso, e tutto l’insieme giustifica l'opinione, che in causa d’una catastrofe sia precipitato nell’abisso qualche caseggiato ». A Rovigno ben poche cose lasciò il medioevo. La chiesa, in origine dedicata al cavaliere S. Giorgio, situata nel punto più alto della città vecchia, al principio del secolo decimottavo fu trasformata in un grande edificio la cui patronessa è ancora S. Eufemia. Il campanile, modellato su quello di S. Marco, è appena del secolo decimo-sesto e porta in vetta la statua di bronzo della santa protettrice, obbediente al soffiare de’ venti. Per trovare un monumento di ben altra data bisogna recarsi nella piazza del cisternone, ove s’erge una cappella ottagona, le cui finestre chiuse da pietre a traforo ne accusano la grande antichità. Era queste ve n’ è una ancora ben conservata, curiosa a vedersi per un Crocefisso goffo circondato da angeli e da santi. Di queste piastre a traforo se ne trovano pure sul-l’isola di S. Andrea (nel medio evo detta della Sera) e precisamente nell’ospizio costruito nell’ottavo secolo per