Brioni 101 ■che una pittoresca chiesa diroccata ; là nella Val Catena ■e nella Val Torre nomi e pietre ricordano il tempo del terrore dei pirati croati, ed in fine un palazzo di stile gotico segna la Serenissima. Per secoli e secoli le Brioni ebbero rinomanza per le loro eccellenti cave di pietra ; di sotto il pallio rosso del loro terriccio s’ estrasse il bel marmo bianco per costruire i palazzi e le chiese di Ravenna e di Venezia, i murazzi •della Laguna veneta ed il novo palazzo imperiale di Vienna. Insieme coll’ immenso materiale scavato, prese la via del mare anche quanto di buono si trovava nei ruderi antichi dell’ isola desolata, ed i cascami delle petraie erano destinati a convertirsi in calce viva. Soltanto per intercessione del nunzio pontificio di Ravenna, il Senato veneto permise (1B87) d’esportare dalle Brioni il materiale con •cui preparare la calce viva. Malgrado tanti scavi e tanta esportazione di pietre, ancora adesso, sia che si costruiscano edifici, sia che si facciano impiantagioni o si dissodi, a’ incappa dappertutto in antichità romane e specialmente in Val Catena, ossia là ove era una collana di villini ridenti e di bagni. I moli e le fondamenta delle case ancora si protendono nel mare, e presso la strada militare di recente costruzione le tracce dei muri si continuano dentro -e dentro per il bosco. Le collinette di terreno prima coperte di cespugli di mirti, di rovaglie e di stracciabrache, smosse dal piccone livellatore, s’appalesarono come cumuli di macerie degli edifici romani crollati, ed in più luoghi il suolo rigurgita di cubetti bianchi dei pavimenti romani a musaico. Presso alla spiaggia si trova un bacino rettangolare per l’acqua dolce lungo circa trenta metri e profondo due, «seguito in muratura ed in cemento ; evidentemente doveva servire da vasca da bagno ; vi sono inoltre parecchie cantine colla volta intatta, un lavatoio lungo circa tre metri e largo altrettanto, alto fino alle spalle, con pavi- 11