Etnografia dell’ Istria 21 far carbone, quelli che vanno a Trieste a venderlo, ed i venditori d’aceto peregrinanti col loro carro per tutta 1’ Austria. Il costume dei Cici è simile a quello dei Mor-lacchi, soltanto è più semplice e più misero. Mentre il Morlacco preferisce calzoni di griso bianco, il Cicio li vuole di lana naturale, come la giacca, e per abbigliamento di festa s’accontenta d’un nastro colorato sul cappello. Altrettanto grossolano e scipito è il vestire della Cicia, priva del resto di qualunque attrattiva. Qualche po’ di civetteria sprizza soltanto dalle donne di Mune, distinte da un abito corto, come quelle della valle del Gail, e per lo sparato profondo della camicia appena succinto da un nastro sul seno. Giunto al termine della mia esposizione, non ne sarà discaro l’epilogo : Le città e le coste sono abitate da Italiani, in parte discendenti diretti dei coloni romani misti agli aborigeni, in parte figli d’immigrati italiani ; i luoghi di settentrione sono occupati da Sloveni suddivisi in Savrini e Berchini ; nel mezzogiorno v’ è una congerie di coloni slavi provenienti da tutte le regioni dell’ occidente balcanico, in parte denominati dalla loro patria primitiva (Montenegrini, Bocchesi, Albanesi) in parte ritenuti fuggiaschi (Uscocchi), e tutti insieme Morlacchi per non confonderli coi Croati dimoranti in sedi circoscritte ad oriente dell’Arsa ; sul versante occidentale del Monte Maggiore una colonia rumena, e nell’ inospite altipiano le sedi degli enigmatici Cici 4). Le differenze di stirpe non sono le sole ad intralciare lo studio etnografico, anzi, come osserva lo Czòrnig, l’ostacolo maggiore risiede nella reciproca penetrazione di zone contigue, talora occupate da stirpi nel più stridente 1) Bernardo Dott. Schiavuzzi, Cenni storici sull’etnografia dell’Istria. (Atti e mem. della Soc. isti-. 1901).