Etnografia dell’ Istria 19 maestro di Vodizze (Acqui) *), villaggio della Cicoria da me visitato. Mentre al presente gli abitanti della Ciceria, eccezione fatta soltanto per i 300 contadini di Seiane, parlano slavo e non serbano punto memoria della romanità passata, nei dintorni del lago d’Arsa (di Cepich o Felicia) e precisa-mente nelle località di Berdo, Grobnico, Iessenovizza, Susgnevizza, Lettai e Villanova, s’è conservata una popolazione rumena compatta di 1600 anime. Questi Rumeni si dànno il nome « Vlachi », mentre i loro vicini li dicono « Ciribiri ». Dal 1888 posseggono una scuola con lingua propria, che li dovrebbe preservare dalla minacciante slavizzazione. Forse le indagini recenti sull’origine dei Rumeni porteranno nuova luce anche sulla questione dei Cici. Com’ è noto, finora s’ è sempre ammesso che i Rumeni sieno una mistura daco-romana (o daco-romano-goto-slavo-bulgara) di cui il Danubio inferiore fu sede, originata da coloni romani dell’ imperatore Traiano. Le recenti indagini dei dotti condussero ad una nuova ipotesi, la quale dovrebbe gettare un novo raggio di luce traverso le tenebre della storia del primo medioevo, per farci vedere come sia avvenuta la subitanea comparsa del popolo rumeno. In vero, il dotto ungherese Ladislao Rethy è giunto per via filologica alla conclusione che la lingua rumena poteva originarsi soltanto all’epoca in cui i Daci già da lungo tempo non facevano più parte dell’ impero romano, cioè fra il sesto ed il settimo secolo dopo Cristo, e precisa-mente « in una regione dove confluivano i due romanismi, quello d’oriente e quello d’occidente ». Per il D.r Rethy la patria antica dei Rumeni fu l’antico Illirio. Ed ecco 1) La descrizione di questo viaggio si trova nel mio libro * Kund um die Adria » Graz, Leykam 1893. 2 *