Brioni 155 se lo pota, nè se lo monda dagli insetti, anzi sotto le sue ■chiome si coltivano ortaggi e cereali, tutti ladri sfacciati del suo alimento. Intanto stanno sul tappeto le proposte di cooperative per la raffinazione dell’olio secondo il sistema usato a Bari, in Toscana e sulla Riviera ligure, e si pensa all’acquisto di torchi moderni. Ormai è risaputo che, a patto d’una coltivazione razionale, il prodotto dell’olivo può essere raddoppiato, come può essere raddoppiato il prezzo dell’ olio, quando le olive si trattino colla dovuta pulizia e con torchi perfezionati; in altri termini, s’ha già la prova che il reddito dell’olivicoltura razionale è quadruplo. Eppure nessuno se n’affanna. Anche eccepito dalla circostanza che parecchie zone di terreno, nel decorso dei secoli, si sterilizzarono in causa dei disboscamenti e della coltivazione irrazionale, resta sempre il fatto che l’impoverimento dell’ Istria risiede nell’ incapacità dei suoi abitanti di passare ad una razionale economia dei campi. Peggiori sono le condizioni della Dalmazia e particolarmente delle isole, pur si numerose, ove gli abitanti vivono ancora dell’ economia rurale adamitica. Eppure più d’ una di quelle isole si mostrerebbe certo grata alla mano operosa che le curasse : informino le coltivazioni della tanto decantata Lacroma, informino le tracce di colonie romane e greche una volta sì ben popolate. Oggidì la malaria non è più lo scoglio insuperabile, e la colonizzazione s’avanza sicura debellando quel flagello, quando marcino alla testa il forestale e l’agricoltore. L’isola Brioni maggiore ammaestra : colà è compiuta un’ o-pera insigne di colonizzazione, auspice Paolo Kupelwieser, ex direttore generale delle ferriere di Witkowitz, il quale sacrificando capitali non indifferenti, impiegando energia e cognizioni, riuscì a risuscitare dal letargo millenario un’ isola una volta fiorente e felice.