5i8 DELL’ HISTORIA VENETA 166y la regione all’ intorno , che in un momento diroccate refta* rono le fabbriche, e fotto le ruine i popoli feppelliti . Più horrido fpettacolo non poteva vederi! , poiché la Città di tempii frequente, e di vaghi edificii adornata , fi sfigurò in un’iftante, non apparendo più , che un’ammalio di pietre confufe. Gli huomini chi nelle cafe, chi nelle Chiefe, e per le piazze opprefli, ò morirono fubito, ò maltrattati, e feriti perirono languendo fenza foccorfo. Poi levatoi! un turbine, innalzò gran nube di polve, e nell’ifteffo tempo Svaporando l’incendio per le travi fopra i focolari delle cafe cadute, finì di diftruggere le reliquie infelici delia Cirtà mife-rabile. Vi entrarono pofeia quei del contado, fieriffima gente , iàccheggiando ogni cofa. Così molti feppelliti tra le ruine , altri arii nell’ incendio, quaii tutti d’improvifo eftinti in feno della quiete, e del Sonno, di fei mila huomini, chela popolavano, non ne rollarono fuperftiti mille, e tra quefti po-chiflimi Nobili, appreffo i quali il governo del comune riiìe-de. Oltre i mali di Ragufa, lo fcuotimento, che fi Sentì fino a Venetia, e più oltre, conquafsò tutti i luoghi all’intorno. De’Turchefchi Cartel nuovo grandemente patì; Antivari rertò poco men, che diftrutto; Dulcigno non leggiermente crollò : mà in quei (oggetti alla Republica non fu il danno minore, poiché in Budua fpianate rodarono quali tutte le cafe, e in Cataro poche fabbriche fi tennero in piedi, offe-fe non tanto per il terremoto , che per i faffi , che Spiccati dal monte fopra i tetti caderono. RiSentitefi le muraglie della Città in qualche parte , perirono circa cento cinquanta 77muttt hUomini con alquanti feriti, e trà quefti Giacomo Loredano incattaro. Rettore, che Semivivo dalle ruine del Palazzo fù tratto. Come fi Suole negl’ improvifi accidenti, agitarono Subito variamente Sopra il caSo di RaguSa gli animi, & i configli. Chi temeva, che vi entraifero i Turchi , chi additava la facilità d’occuparla. Il General Cornaro accorfe Subito a Cataro per confortar i fuoi, & oifervar i nemici. V occafione veramente gli uni, e gli altri invitava , ancorché non fuffero le muraglie cadute, reftando tuttavia poco meno , che vacue d’ha-bitatori, e quefti Senza viveri, attoniti, &: atterriti . Ma i Turchi, che tra le fauci loro tollerano quel picciolo dominio per