232 l’entrata dell’ITALIA IN GUERRA da fonte autentica, e la sua esattezza è improbabile; almeno per quanto concerne il particolare drammatico dell’ingresso di Merey nel gabinetto di Burian. Cerruti mi disse nulla saperne. Ad ogni buon fine, e per ogni eventualità, la dichiarazione di guerra fu consegnata in copia anche a Roma a Macchio. La consegna venne fatta domenica mattina verso le 12, (1) da un segretario del gabinetto degli Esteri, Biancheri, (2) a palazzo Venezia, dove, oltre l’Amba-sciata austro-ungarica presso la Santa Sede, si trovava anche la Cancelleria dell’Ambasciata i. e r. presso il Quirinale. Come già si deduce dal dubbio avanzato da Burian, a proposito della Pentecoste, non pare che nemmeno Macchio si aspettasse per quel giorno la dichiarazione di guerra. Taluni indici lo fanno supporre. (3) (1) Macchio racconta (Wahrheit! pag. 133) che quella stessa mattina del 23 egli aveva veduto per l’ultima volta Sonnino, il quale alle sue parole rispondeva sempre: «Troppo tardi!». Ciò non è esatto. Macchio vide per l’ultima volta Sonnino sabato 22 e non domenica 23. (2) Augusto Biancheri Chiappori, poi, nel 1919, consigliere di Legazione a Vienna. (3) In un telegramma spedito da Macchio a Burian in data 22 maggio, e giunto poi a nostra notizia in via segreta, Macchio scriveva: «Favorita dal Governo, sempre più si estende nel pubblico l’impressione che lo stato di guerra oramai sussiste, e che sta a noi il pronunciare la parola della rottura, che chiarisca la situazione. È difficile di concretare con assoluta sicurezza la ragione per la quale il Governo voglia rigettare su noi Yodium della dichiarazione di guerra, il che forse più corrisponde al desiderio della Corona, e soltanto in un caso estremo prenderà qual-