240 I MONUMENTI VENETI DEEL’lSOLA DI CRETA l’atrio costituito da un nucleo più complesso, assumente a sua volta le forme di una vera chiesuola (l). Difficilmente invece il nartece(2) è collocato di fianco alla chiesache se per simmetria viene aggiunto un altro locale consimile al lato opposto141, la chiesa può anche figurare come costituita di una navata longitudinale e di un atrio traversale più basso, il quale, insinuandosi sotto ad essa, riesce esternamente ai due lati(o). Quando la chiesa consta sul davanti di più navate, il nartece tanto può restare limitato ad una parte sola del tempio(6), quanto ripetersi davanti ad ognuna di esse(7), o anche protendersi sul davanti di tutte, e persino oltrepassare il limite loro in ampiezza (8>. Ed a sua volta tale atrio precedente una chiesa a più navate, può essere composto di un unico vano, costruito nello stesso senso della chiesao anche perpendicolarmente ad essa 0°) ; oppure essere plurimo, vale a dire formato di togr. n. 893). — A S. Antonio presso Angeljanà (Mi-lopotamo) (fig. 257, 258) l’atrio è prolungato poi sul davanti, in continuazione di quell’arco reggente il tamburo. — Vedasi pure la chiesa di S. Giovanni a Kardhuljanò (Pediada), dove ricordammo già la sproporzione del nartece in confronto della navata, la quale è qui proprio ridotta a semplice cappella del sacrario (fig. 259 — collez. fotogr. n. 720). Analoga a quest’ultima è la chiesa di S. Paolo presso S. Giovanni (Priotissa) (fig. 260, 262), riedificata nel 1304, dove però, anziché di una piccola navatina longitudinale, tale cappella del sacrario consta di un vano ottagonale per di dentro e quadrato per di fuori (coperto di cupola su tamburo), di cui quattro pareti in origine erano aperte ad arco (Un secondo atrio più recente sta sul davanti). (Collez. fotogr. n. 790 e 791). (!) S. Salvatore di Temènja (Seiino) (fig. 2S1, 263), dove l’atrio è costituito dalla ricordata chiesuola di schema bizantino ; S. Irene di Axòs (Milopotamo) (fig. 264), dove esso è formato dall’ analogo tempietto, pure già menzionato; S. Maria di Kàto Arkhà-nes (Temene) (fig. 265), dove non meno risulta dalla chiesuola consimile, di cui già si ebbe a parlare. (2) Di bel nuovo riteniamo che questo locale si debba considerare meglio come un nartece che non come una nuova navata aggiunta alla chiesa, soltanto nel caso che esso non raggiunga l’estremità orientale della chiesa, o che — pur restando indietro — non sia munito di abside. (3) S. Michele di Ghomaràs presso Khordàkji (A-mari) (fig. 266) ; Ss. Apostoli di Adhromtli (Sitia) (fig. 267), dove la volta del nartece è perpendicolare a quella della chiesa. (4) S. Veneranda di Siros (Sitìa) (fig. 268). (5) S. Giorgio di Kavusi (Gerapetra). (6) S. Maria di Diblolihòri (S. Baseio), a due navate, con atrio davanti alla navata nord, in continuazione di questa, ma più ampio di essa; S. Maria presso Kìtmja (S. Baseio) (fig. 270), a due navate, con nartece davanti a quella meridionale ; S. Giorgio Vrakhasiòtis (Mirabello) (fig. 407), col caso inverso; chiesa anonima alla località Kardhàkji (Temene), presso il ponte dell’acquedotto, a tre navate, con nartece davanti a due sole ; S. Maria di Kje-nurjokhorjò (Pediada), con atrio a cupola davanti alla navata sud. (7) S. Maria di Arghjirkpolis (Retimo) (fig. 272), a due navate di differente lunghezza, precedute tutte due da atrio. (8) S. Chirgiani presso Alikjanù (Canea) (fig. 273 — collez. fotogr. n. 452); S. Maria del convento di Gerusalemme (Malvesin) (fig. 274). (9) S. Antonio di Kàto Asìtes (Malvesin) (fig. 275); S. Maria del monastero di Faneromèni (Sitìa) (fig. 276), costruita nel 1624: ove l’atrio è pur esso a volta a botte, nello stesso senso delle navatine della chiesa. (10) S. Giorgio di Vatès (Milopotamo) (fig. 293); S. Maria presso Asòmato (Amari) (fig. 277); S. Maria del convento di Gerusalemme (Malvesin) (fig. 274); S. Maria di Kjithar'idha (Malvesin) (fig. 279, 280); S. Fotina del castello di Pediada (fig. 281); S. Barbara di Panaghjà (Pediada); S. Maria di Kkutnerjàhos (Mirabello) (fig. 232); S. Spirito di Krizà (Mirabello) (fig. 283); S. Fanurio di Valsamònero (Nuovo) (fig. 294), edificato nel 1426; S. Michele di Pretòrja (Bonifacio) (fig. 284).