LIBRO OTTAVO. 419 gnuoìt la pace . Conofcerfi di quejlo bene debitrice al 7\V- 1658 gno, (j* al mondo non folo, ma a Dio Jieffo » per il dono pre-tiofo, che gli concedeva dilla vita del Figlio. Scongiurarlo pertanto ad unire f attentione, e lo fpirito per conjeguirla , e come beneficio (ingoiare della fortuna, e come pegno raro della fua fede. Il Cardinale con humiliatione a’iuoi cenni, l’ailicurò» che in breve nel Regno vederebbe la fofpirata pace, & in cala l’Infanta fua nipote, defiderata per nuora. Oltre l’inclinatone della Reina, e i voti comuni del Regno, la neceflìtà perfuadeva la quiete» indebolite le forze» e vuoto l’erario; imperoche in sì lunga guerra» intrecciata con le civili difeordie, biianciandofi gli acquifti co’danni, fi rendevano le vittorie funeile per le ilragi del popolo, e per i funerali de’ più cofpicui foggetti . De’ Nobili, principalmente fpiritl vitali della militia, n era caduto gran numero , & infiniti vedevanfi sfigurati per le ferite , eccitando compatimento a’ cafì loro, e non minor’odio contra gli autori di tante ilragi ► In Spagna poi con gli anni del Rè s’ infiacchiva la forza de’ Regni, e la maeftà del comando . Stava il Portogallo più, che mai nella rivolta allodato; gl’ Ingleiì di qua dal mare ilabiliti in fortiillma piazza; lenti, e incerti dall’Alemagna i foccoril». e fopra tutto per la na-feita del Principe, dilungati i dubbii di cadere col matrimonio dell’infanta fono 1’ odiata domination de’ Francefi . Forfè più d’ ogn’altro mezo giovò la morte del Cromici, men- Cr^£/' tre la natura a’tredeci di Settembre lo levò dal mondo dop- leuiteftù-po grave infermità, ma con infolito privilegio de’ tiranni Zf/'d"hl con placido fine . Meditava coilui i più vaili, ma altrettali- smu». to fragili, e vani difegni, quando la morte avventando il colpo fatale, li fommerfe nel porto, che accoglie tutti i mortali. Huomo grande ne i vitii, e nelle virtù, che nell’arbitrio di licentioia fortuna ville con mirabile continenza ; fo-brio, cado, modello, vigilante » indefefso; mà da eftrema pr^„T‘Jiel ambitione agitato, appena potè fatiarll col fangue del Rè ? morirt y f*m e coll’ opprelfione del Regno. Languendo nel letto , folli- plctimr* tuì per Protettore de’ tré Regni Riccardo fuo figlio ; ma fe quelli alla carica fuccedeva, non era ugualmente herede, nè gZ jL'fi-della felicità, nè de’talenti del Padre. Perciò fpirato Oli* *y,w'' D d z vie-