LIBRO Q_U I N T O. 243 rifohe fiero pure al più nobile tentativo c baveffe giammai refo 1649 alcun attione famo fa. Ivi ejfer unite per ejfer vinte in un fol colpo le for^e dell Afta, dell Africa, dell Europa. ISlon poter augurarjì teatro più degno, nè veder fi più infine fpettacolo, che fotto gli occhi del Cielo, e del mondo combattere per la 7{e* ligione, e per la liberta quei campioni, che non numerano i nemici, che dopo d haverli vinti, e che fanno pareggiare le for^e immenfe eie Barbari con le defire invitte, e coll animo cor aggi ofo. Starimmobili fullancore i legni de’T urchi, e poter fi x con certa vittoria affalirli col ferro, e col fuoco. Haver egli rifoluto di entrare nel porto , ben certo di non ejjer laf ciato job contra i nemici da quei, che gli fono fiati nel più duro del verno compagni fedeli contra l ingiurie degli elementi. Afftcurar tutti de premii > e che i danni, che rilevaffero nelle navi in così genero fo cimento , farebbero rifarciti non folo, ma largamente ri-munerati dalla magnanimità del Senato. Bertuccio Civrano portando la parola per i Governatoriefibì se ftelÌo , egli altri j & i Capitani a gara con allegro mormorio approvando 1’ imprefa s alleftirono alla pugna. Il Riva coperto di lucide armi , di alta datura, di afpetto bruno, e guerriero, adornato di veneranda canitie , diftefe le vele, fpiegò la bandiera , e.dato il fegno co’ ioliti tiri, sfidando i nemici, invitò i Tuoi alla battaglia . Il Capitan Bafsà allo fcuoprire de: vafcelli de’ Vcnetiani, ad ogni altra cofa penfava , fuorché al lor tentativo ; anzi deridendo T otio , & il tempo in cui lì erano per tutto il verno logorati inutilmente a’cartelli, godeva di haverli con un tratto di ardire, e di buon configlio delufi. Perciò non curò di fpinger fuori le maone, e le navi, nè difporre impedimenti alla bocca del porto. Ma quando vide, che a vele piene vi entravano, attonito, e confuto non feppe far altro, che ordinar alla fortezza , che coll’ artiglierie procuraife di tenerli lontani. Già una fquadra di navi accoftatafi alla me- naua.n» defima cinta di fola muraglia, la batterono in guifa, che di-roccata da quella parte, la refe inhabile a offendere. Le na- Turcttfta r • C rr ‘ 1 • • * laVenet» vi pofcia inoltrateli, cominciarono a fracallare 1 legni nemici con innumerabili colpi. Dal fumo ofeuratofi il giorno, e dalle can- r“bi" -nonate ail'ordandofi 1’ aria , tant’ era il rumore delle voci , e de’ colpi, e lo fìrepito de’ legni rotti, e delle genti con- i fufe,