— 62 — dal 1640 come poeta, coprì molte cariche sia civili che militari. Il padre suo Giorgio Sdriu si era convertito al cattolicismo, era Bano di Croazia nel 1622, e morto di peste nel campo di Wallenstein nel 1627 a Galgoez lasciò i suoi due figli Nicolò e Pietro pupilli del cardinale Pazmany. La gioventù dì Ni colò passò sotto l’influenza del detto Cardinale e sugli spalti delle fortezze assediate. (Vedi. A Bertha in Zriny il poeta 1900). Nicolò Sdrin, a quanto afferma lo scritto Lo stato Ungherese millenario ed il sito popolo, divenne il più gran magiaro del suo secolo, l’idolo del suo paese, il terrore dei turchi ; avendo conservato la sua vita ad un principale scopo, cacciare i Turchi colle sole forze dell’ Ungheria, per non dover pagare la liberazione del paese, colla servitù verso i Tedeschi. Fortificò Chiachenthurn, e organizzò in quei villaggi un sistema di difesa contro i Turchi concependo l’idea di creare una forza nazionale per liberare il paese dalla dominazione Turca. Nell’ anno 1643 Nicolò combattè nell’ armata Imperiale come capo dei carabinieri croati, contro gli Svedesi, e così nel 1644 per avversare i progressi di Giorgio Ragogzy