38 KHAGGÌ-ABREK Khaggì-Abrek ! — Ei vive, sebbene talvolta, alla pioggia ed al gelo, sia esposta la sua testa... E... tu ?... » Leìla — Io son felice. KhaggI Abrek — (sottovoce) ** Tanto peggio ! Leìla — « Che ?... che sommesso dicesti ?... » Khaggì Abrek — » Nulla ! » Siede lo straniero a mensa. Il vinello ed il miglio color dell’argento, innanzi a lui, ancora intatti stanno. Egli, è proprio strano davvero I Come sulla sua fronte rude errano, si muovon le rughe !... Fu la mano degli anni o del dolore che ve le ha tracciate ?... Desiderosa di renderlo lieto, Leìla dà mano al cembalo. Percuotendolo con le dita, canta e danza la <• lesghinka. » * Gli occhi suoi brillano come stelle e il seno ricolmo freme. A infantile ma vivace ebbrezza l’anima innocente è in preda. Ella, innanzi a lui, gira e rigira come la farfalla nei raggi del tramonto; e, d’un tratto, il suo sonoro cembalo solleva con le bianche mani, lo fa volteggiare sopra la testa e, lievemente, con le nere pupille ammiccando, le labbra senza parlare. * Danza nazionale dei Lesghi.