144 I MONUMENTI VENETI DELL’ISOLA DI CRETA avendo all’uopo a propria disposizione che una sola galea : continuò però nel frattempo gli importanti restauri della porporella lungo le fondamenta, rifatta di grandi pietre colmate negli interstizi con “ cuogoli „ : e questa infatti in breve tempo fu condotta a termine, a 9 piedi di profondità, e con una estensione tale che abbracciava i “ due terzi di tutta la fazzada del castello verso ■ponente maestro „ (l). Quando poi finalmente le pietre furono pronte e preparate pur esse per lo sperone, vennero a lor volta a mancare le galee con cui affondarle(2); e il Moro di nuovo si trovò costretto alla inazione. Non mancò però al provveditore la galea su cui imbarcarsi per il ritorno in patria, cedendo ad altri la carica. Giunto in Venezia, egli rendeva conto delle proprie operazioni ; parlava della nuova porporella da lui costruita ; non dissimulava il pericolo che essa pure cedesse all’impeto del mare ; e consigliava quindi di gettarvi ogni anno 3 o 4 barcollate di nuove pietre. Quanto allo sperone, ripeteva che per rifarlo occorrevano delle navi colle quali lavorare di lena in un solo estate, perchfc sospendendo i lavori nell’ inverno, le burrasche della cattiva stagione avrebbero distrutto ogni cosa. E confidava nel successore Alvise Priuli (3). Costui avea fin dal principio valutati i bisogni e le occorrenze <4); e fin da bel principio avea posto mano a rialzare la porporella e a raggiustare con ben intesi restauri le fondamenta del castello verso ponente ,5); ma per quel che riguar- < inarpigiate, per il continuo percuotervi dentro : « ove prima cava la calcina che è tralluna ellaltra c pietra, et smovendosene una sola, l’altre vengono « a ceder et far 1’¡stesso. E però il più sicuro et < facil modo di fabricar queste muraglie sarà il farle t con grande scarpa, et far la sua camicia di fuori « con grosse pietre et benissimo spianate et riqua. • dratc, si che l’una con l’altra si congiunga insieme, < e massime nlle lor teste, et che il piano del muro < nella sua grosezza di dentro venga fatto con tanto < pendere quanto sarà la scarpa di fuori, cioè che « vada a squadra, si che le pietre, benché quadre, « faccino la detta scarpa, si come nel disegno che le « presento per E F si può vedere nell’altezza della < scarpa C D, che è 7/g di essa sua altezza: sì che « l'onde non vi possino rettamente urtare, ma senza < violenza scorervi sopra, nè cavar la calcina delle « sue cometiture per essere assai elevate e fuor « della linea del moto delle acque, venendo coperte « e difese dalli cantoni delle stesse pietre, cosa che < non aviene alla muraglia fatta senza o con poca « scarpa, si come si vede nell’altro disegno per A B, « dove la sua altezza si oppone rettamente contro « le botte del mare, con facilità d’esser le sue pietre « smosse et disunite, con la rovina di tutta l’opera, « come proposi et con la sperienza si vede succe- < dere improprio fatto sopra i moli ove essa mura-« glia debbe contrastare cosi rettamente contro le c botte del mare, che fanno 1’¡stesso effetto delle c batterie fatte con l’artiglierie, che trovando resi-« stenza rovinano et spezzano il tutto, ma trovando « materia che li ceda, la sua forza si viene a far « vana col perdersi facilissimamente. E questo è « quanto mi occore ricordare alle S. V. 111.“10, alle « quali umilmente fo riverenza et alla lor buona gratia « mi raccomando. — Di Venetia il di 3 di dicembre < 1598. Delle S. V. 111.me obbl. servitore Buonaiuto « Lorini ». (V. A. S.: Senato Mar., filza CXL: alleg. a 31 dicembre 1598). (') V. A. S.: Dispacci dei provv. da Catidia: 12 marzo 1600; 8 agosto 1601; 2 settem. 1601. Relazione di A. Oddi (V. B. M.: Ital., VII, 1513); Relaz. di Benetto Moro (V. A. S., Relazioni, LXXIX). (*) V. A. S.: Dispacci dei provv. da Callàia : 8 giugno 1600. (3) V. A. S.: Relazioni, LXXIX. (*) V. A. S.: Dispacci dei provv. da Camiia : 6 marzo 1602. (5) Ibidem : 6 luglio e 30 settembre 1602. — Cfr. pure la sua relazione. (V. A. S.: Relazioni, LXXIX).