LE FORTIFICAZIONI DI CANDIA 109 a Venezia il 30 di ottobre insistendo sul bisogno dei restauri e delle nuove fabbriche, il Senato rispondeva il 24 novembre successivo che il duca medesimo, udito il parere di persone rispettabili e competenti, dovesse disporre per i lavori, lasciandogli libertà — contrariamente a quanto erasi deciso nel precedente agosto — di iniziare i lavori nella nuova cinta per includervi i borghi, prima di porre riparo all’antica, se così fosse sembrato meglio. Per i quali bisogni si prometteva di inviare a Creta un bravo ingegnere (l). Ma neppure a questo modo la faccenda procedeva bene ; e il duca era di nuovo costretto a chiedere consigli alla Dominante. Laonde il Senato, il 7 dicembre 1465, gli riscriveva che se proprio l’esperienza dimostrava l’assoluta impossibilità di continuare la fabbrica delle mura e delle torri coi sistemi fino allora in vigore, gli si concedeva, purché la riparazione cominciata fosse quanto prima condotta a termine, che le spese di essa fossero diversamente ed in nuova guisa distribuite : una metà di esse dovesse sostenersi dai nobili, dai feudati e dai cittadini, e l’altra metà dalla camera di Candia e dagli Ebrei, colla clausola però che a questi toccasse meno del quarto, affinchè non fossero troppo aggravati(2) : sottinteso che i contadini fossero obbligati a concorrere personalmente colla mano d’opera delle angarle(3>. Quattro anni appresso, su parere del duca e del capitano reduci da Candia, il Senato deliberava di fortificare la porta maestra della città — quella cioè di piazza —, la quale “ adeo debilis est, ut debilior esse non posset ,„ colla costruzione di un revellino ; nonché di rinforzare la torre posta verso sud-est, “ super angulum monasterii S. Francisci, que minatur ruinam „, togliendo le pietre per maggior economìa, come erasi sino allora praticato, al piccolo porto di Ti gitani (Pediada). Inoltre, essendosi tempo addietro licenziato dall’ isola l’ingegnere Giovanni d’Olanda, “ qui prò arcliitecto multo tempore in ea civitate nostra (1) V. A. S.: Senato Mar., VII, 88 *. (2) Se sono chiare abbastanza le cose per quel che riguarda la distribuzione delle spese per la costruzione della nuova cinta di Candia, molto confuse sono invece le notizie per quanto si riferisce alle antiche mura. Vedemmo già nei primi documenti come tali spese dovessero venir sostenute in parte dallo stato (col provento dei dazi di importazione), in parte dai cittadini e dal clero (per una speciale imposta). Posteriori documenti si richiamano vagamente alle consuetudini passate, senza più precisamente specificare in che cosa esse consistessero. Questo nuovo decreto — che nel modo con cui è concepito mostra di riferirsi propriamente alle mura antiche e non al nuovo recinto —, uniforma le proprie disposizioni a quelle già prese a proposito delle mura nuove stesse (come vedremo), con una piccola variante in favore degli Ebrei. Viceversa due lettere del duca di Candia al doge dell’ottobre 1472 esplicitamente asseriscono < la forìiffication di questa cità per antiquissimo consueto doverse far dei denari de la Sublimità Vostra », mentre soltanto le spese di quella nuova dei borghi era distribuita fra lo stato, i cittadini e gli Ebrei. (V. A. S.: Archivio del Duca, Missive). (3) V. A. S.: Senato Mar.. IV, 49 *.