219 stesamente inverso il cielo, badanti le nubi dorate dal sole. Tale il Cadore, co’ suoi monti, co’ suoi boschi, co’ suoi ruscelli, colle sue cascate romoreggianti, coi suoi Boite e Piave, regalmente superbi e spumeggianti, coi suoi casolari anneriti, coi suoi abitanti pieni di sacro entusiasmo per la patria. E il Castello di Cadore, quell’ ultimo vestigio dell’ antica rocca intorno al quale si raggruppavano tutti i ricordi e le tradizioni storiche di questa terra, è già adeguato al suolo. Era suo destino il perire. Le sue cadenti mura furono demolite ed in loro vece a solida difesa di questa parte d’Italia, sorgeranno potenti bastite, munite di forti arnesi da guerra che domineranno la estesa vallata, e verranno a respingere qualunque insano attacco che ci venisse di Ale magna. S’ avvicendano, si mutano i tempi. Alla necessità della incolumità della patria è doveroso il sacrificio anche di quei ruderi, che pur tornano graditi alla vista, perchè parlano ad ogni istante delle casalinghe istorie. Di questo castello pensai 11011 di tessere