82 Veneziane, dubitarono, anzi combatterono le tradizioni veneziane, mentre con molta convinzione, con fermezza e vigore sostenne tutti i punti della versione veneziana il prete Giuseppe Cappelletti nella sua storia della Repubblica di Venezia, Volume secondo 1848. Il Cappelletti si appoggia sul citato Obone storico ravennate, e contemporaneo dei fatti narrati, sul Sabellico, sul Sanuto e sulle cronache veneziane ; dichiara posteriori di due secoli gli atti di Alessandro III, e di dubbia autenticità la cronaca di Romualdo arcivescovo di Salerno. Cita le pitture rappresentanti i fatti in questione, le prime delle quali fatte a fresco a Venezia nel palazzo ducale nel 1226, quindi rinnovate due altre volte sulla tela. L’iscrizione sottoposta alla pittura del 1226 fu letta ed è riferita dal Girolamo Bardi nel suo libro citato. Queste pitture adunque esprimevano i fatti di Alessandro III, avvenuti soli 49 anni innanzi, e potevano di conseguenza esser ricordati, ancora da testimoni viventi. Per cui sembrerebbe inverosimile, che la Repubblica Serenissima, nelle sale della sua gloriosa sede, avesse ordinata la raffigurazione di storielle immaginarie e