A. BALDACCI I FONDAMENTI BOTANICI ECC. 285 irebbe stabilire il grandioso contributo da lui portato alla conoscenza della flora dei paesi esplorati. Poiché la botanica Marsi-liana comprende principalmente la floristica regionale, se non sistematica, dei paesi nei quali egli dovette soggiornare per le sue incombenze di guerra; la sua predilezione appare specialissima per i funghi e i muschi (che allora comprendevano anche i licheni) e in minor grado per le fanerogame. Il Vischio forma con queste piante uno degli argomenti più assillanti della sua mente. Passando in rassegna i manoscritti botanici superstiti del Marsili (a noi pervenuti assai disordinati), si resta ammirati dei volumi di disegni colorati che riguardano le raccolte dei funghi, le quali dovevano essere originariamente cospicue, anzi enormi. Egli conferma parecchie volte di aver mandato al Trion-fetti un’intera collezione : dove mai potrà essere questa « Collectio fungorum vegetantium in Regnis Croatiae et Hungariae; quod volumen ad praefatum Doctorem Canonicum Trionfettum misi, ut illud botanico methodo ordinaret.... Volumen autem jam repe-ritur inter mea manuscripta in publico Instituto Scientiarum et Artium, suo tempore luci mandandum.... Tanta collectio fungorum fuit in causa, ut delineatoribus, qui in castris erant, imperaverim ut flguras formarent, composito ingenti volu-mine.... » ? Il Marsili non è dunque, soltanto un erudito collezionista, ma pure un disegnatore di notevole potenza e accuratezza oltre che un nomenclatore e descrittore. Nonostante tanto materiale di raccolta e di disegni, le sue pubblicazioni botaniche sono, tuttavia, relativamente poche. Io credo che la ragione di ciò debba ri cercarsi nel suo insaziabile desiderio di perfezionare sempre più i suoi studi e le sue osservazioni, e ciò forse più che l’incertezza del Trionfetti a incoraggiarlo a pubblicare. Non appare, almeno dai rapporti con il Marsili, che anche allora l’antico prefetto dell’ Orto botanico di Bologna dovesse essere un maestro di grido, e ciò sembra tanto vero perchè il Marsili finì poi per rivolgersi all’Arciprete della Pieve di Biulrio, D. Francesco Bar-tolucci, abbandonando anche il celebre Lancisi cui aveva dedi-