296 MEMORIE INTORNO A L. F. MARSILI gonare per la loro generazione, secondo il Lancisi, alle galle. Il noto archiatra (lei Papa Clemente XIII vuol continuare dopo ciò a trattare l’argomento, ma si perde in congetture e lungaggini che non è qui il caso di riportare perchè non servono a rilevare alcuna cosa seria, se non il desiderio di voler trattare, in concorrenza col Marsili e per farsi bello con lui, una questione che egli conosceva appena genericamente, ma che non doveva aver mai approfondito. Prova di ciò è la chiusa del suo lavoro al Marsili : « Te, clarissime Marsili, ducem habui et incentorem. Tu enim magna cum Italiae gloria Institutum con-didisti quo certe nihil superior aetas ad augendas liberales disciplinas vidit illustrius ». L’operosità botanica di lui fu molto varia e la sua produzione scientifica sul mondo delle piante assunse forme e vesti singolari; prima egli è osservatore e raccoglitore in campagna, poi diventa disegnatore e descrittore di specie, quindi critico ansioso di apportare sempre più nuove conoscenze alla sua erudizione e a quella versatilità scientifica che tutti gli riconoscono. Non si deve dimenticare, infatti, che il Marsili partecipò notevolmente a quel movimento di idee e a quel rinnovamento di metodi di cui una parte dei dotti del tempo (purtroppo sempre pochi in mezzo alla malvagità dilagante dei più, e sempre come succede) sentiva il bisogno e che prese qualche ardimento, qui in Bologna, specialmente dalle sublimi concezioni del Mal-pighi. Il Marsili, dotato di ingegno forte e vivace e protetto da salda dottrina, nelle sue ricerche andava avanti con quella volontà che mai non abbandona l'uomo desideroso di arrivare ed ottenne i risultati notevoli nel campo micologico appunto per le sue qualità superiori. Ma è ai funghi che il suo pensiero si rivolge più che a qualsiasi altra branca di vegetali. Intorno ai funghi egli dovette formare, se si deve giudicare dai disegni e cataloghi rimasti (ossia dal materiale informe e disordinatissimo che ci è pervenuto superstite), collezioni preziosissime e ingenti, non adagiandosi nè sugli allori, nè sulle tristezze e mai cessando di