A. BALDACC1 - I FONDAMENTI BOTANICI ECC. 305 tartufi da quanti glie ne avrebbero potuto procurare. Il Tomo LXXXVI dei Manoscritti del Mar sili conservati nella R. Biblioteca Universitaria di Bologna è quasi interamente dedicato ai tartufi. Il fascicolo 10°, oltre gli accenni copiosi che sono pure in altre cartelle del Tomo, è tutto dedicato a interrogazioni e domande del Marsili ai più esperti cavatori di tartufi dei monti di Spoleto e Norcia, oltre che degli agri di S. Giovanni in Persiceto, Budrio, S. Agata, Nonantola o Nolantola nel territorio di Bologna : tutto ciò in riguardo alla « storia naturale dei tartufi » per investigarne la loro generazione, ossia per rintracciarne « i semi », dolendosi di non esser potuto ancora venire a capo di nulla, e chiedendone venia. Il Marsili deve essere stato incontentabile e aver messo sossopra mezzo mondo per la « Tube-rorum historia ». A mano a mano che le risposte venivano, egli le andava elencando e illustrando con la massima esattezza. Perciò nel Tomo sono contemplate tutte le risposte avute dai detti luoghi alle domande fatte, che hanno sempre un fondamento, il quale si può dire scientifico, e riguardano la topografia dei luoghi che producono tartufi in rapporto alla esposizione e alla durata della loro fertilità e alla profondità in cui vivono, i caratteri della superficie del terreno e la possibilità che altri funghi possano vivere dove nascono tartufi all’epoca della loro generazione, il mese e lo stato della luna in cui i tartufi cominciano a prendere il colore e il profumo specifico, l’epoca in cui essi si presentano nella loro maggiore perfezione. Egli richiede terra o « matrice tartufaria » per poterla esaminare col microscopio (su questo punto è fatta speciale raccomandazione ai cavatori perchè, se il bisogno lo richiedesse, il Marsili è disposto a recarsi sui luoghi a vedere la terra per meglio riconoscerla nel suo stato naturale fresco): chi interrogherà, è pregato di diligenza per rinvenire, se è possibile, che cosa sia questa matrice e se vi sia possibilità di avere da matrice tartufaria trasportata altrove, produzione di tartufi come prima. Poi domanda l’effetto che possono avere le nevi, le piogge e i geli sulla produzione e chiede se i querceti siano i luoghi più favorevoli allo sviluppo di questi funghi. I cavatori vengono interpellati da persone amiche, intelli- 22