L. RAVA - IL CONTE MARSIGLI B IL CAFFÈ II. Il libro sul “ Cavè I Turchi marciavano verso Vienna. Per render più svelta la marcia dell’esercito venne l’ordine del Gran Visir di uccidere tutti gli schiavi, maggiori di 16 anni. 11 Marsigli pensò alla fuga. Fu preso, e rivenduto, sempre come schiavo, a due fratelli bosniaci, per il prezzo di 24 talleri, ma colla promesssa fatta da lui di riscatto per cento zecchini, che sarebbero stati pagati da un mercante di Seraievo. Codesto mercante — che era stato beneficato dal Marsigli presso il bailo Civrani — si rifiutò di riscattar l’iufelice giovane che, rimasto schiavo, dovette sopportare ogni sorta di patimenti e di privazioni, quasi nudo, piagato, pieno d’insetti, affamato, misero ! Finalmente fu il buon Civrani che potè riscattarlo inviandogli 200 zecchini. Il Marsigli ritornò in patria nel 1684 e potè adempiere a un obbligo di cuore, e ringraziare a Venezia il suo benefattore. La guerra continuava; Marsigli che conosceva la fortezza di Buda, dove i Turchi si erano rinchiusi, seppe dare utili consigli per l’assedio: e alfine nel 1686 vedere la vittoria degli imperiali. Era tornato alla guerra dove potè dare consigli ai capi, bene conoscendo i luoghi. Fu alla presa di Buda; raccolse allora codici e libri della biblioteca di Mattia Corvino, e piante e disegni, che formano oggi una raccolta di rari cimeli nella ricca serie dei suoi manoscritti a Bologna. Dopo la presa di Buda, il nostro Marsigli fu inviato a Roma presso il Papa, che lo mandò poi a Vienna presso l’imperatore per trattar delle cose di guerra. Nella fermata a Vienna il Marsigli conobbe il cardinale Buonvisi, e scrisse allora, e a lui presentò, la « Storia del Cavè », che stampò a Vienna nel 1685 in un libretto di poca mole, metà scritto in italiano e metà in lingua turca. II libretto sul Caffè è dedicato, anzi, ripeterò, brindato, al Cardinale Buonvisi di Lucca. Di Cardinali Buonvisi due ne ricordano le storie e le ero-