L. RAVA - IL CONTE MARSIGLI E IL CAFFÈ 365 motivo, che gl' habbi da essere salutifera, è ben giusto, che gliela presenti in un riverente brindesi, con l’usata parola (alla salute di V. E.) essendo la bevanda del Cavè piena di tali qualità, che usandola non potrà il di lei temperamento che ricevere sollievo in quelle parti alle volte disturbano la di lei perfetta salute. Sò che parerà strano ad ogn’uno, che Io vogli parlare dell’arte di Medico quando non è mia professione, mà spero che V. E. conoscerà, che le ragioni addurrò non sono che riportate da Soggetti appunto, che nelle medicina hanno sommamente spiccato; e vedrà pure, che un Turco s’uniforma nello spiegare le Virtù del Cavè ai sentimenti di tutti gl’altri, che n’hanno parlato; e di più in esso leggerà l’origine, augmento, e maturazione, e preparamento del frutto del Cavè, per ridurlo in istato, che sii atto à potere formarne tal Bevanda; e perchè non riesca strano di vedere, che Io narri la produzione di detta pianta in forma tanto contraria à quelli tino d’ora n’hanno scritto, hò risoluto di puramente mettere sotto gl’oechi di V. E. in Idioma Turco, & Italiano quella Relazione mi diede l’Auttore, che è stato Cuseim Efendi, uomo, che non solo frà Turchi hebbe la stima per le cariche nell’impero Ottomano esercitate, e per l’esatte Historie hà scritto, mà ancora frà quei Christiani, che l’hanno nella Corte di Costantinopoli pratticato, come hò havuta l’occasione di far’ lo, che nel rammemorare frà me medemo i di lui talenti, e sapere, e buona legge d’amicitia, non posso à meno di non compiangere, che sii morto nella falsa Religione Maomettana. S’aggiunge alle notizie, che hò ricavate dai detti luoghi, l’esperienza presa ne’ viaggi hò fatti col Bailo Ciurani ne’ Paesi della Turchia, e l’esercitio, che ho dovuto bavere, in tempo della mia Schiavitù appresso di Arnet Bassà di Thimi-suar, che avanti Vienna per veleno datoli dal Visire terminò i suoi giorni: avegnache per mio mecanico esercitio nella di lui Corte dovetti per molti giorni in una fumicata tenda esercitare l’arte di Cuoco del Cavè, non solo per la quantità era necessaria all’uso della sua Domestica Corte, mà anche per quello bisognava à tener fornita una Bottega che si potrebbe equiparare à un’Hosteria delle Nostre; impiego, che m’ hà erudito nell’arte di preparare il Cavè, d’osservarne molti effetti, e che mi hà data la vita, mentre con questo mezzo m’ero fatto conoscente di quei Bosnachi, che mi comprorono in quel tempo appunto dovevo soecunbere al preparatomi colpo della sabla in pena della fuga tenta; e perciò, V. E. dirà, che il Cavè in me hà liavuta una gran virtù, e che è ben giusto, che sii grato nell’esal-tare le sue qualità intrinseche. È noto à V. E. che l’huomo non puole per decreto della Natura sottrarsi dalla necessità del-