MEMORIE INTORNO A L. F. MAHSII,I l’alimento, per sostentare in vita se medesimo, provando giornalmente gl’incitamenti della fame, e della sete; e perchè indispensabilmente hà stabilito questo tributo, non lui mancato ancora di rendere la Terra fertile di biade, d’animali, di frutti, d’acque, accioche con industria possi l’huomo pagarlo, componendosi cibi, e bevande per nutrirsi. Ambi questi appetiti, causa d’agitazione al Nostro Corpo per tante ragioni, sono stati nella varietà de’ tempi, e frà le varie Nationi diversamente satiati, componendo cibi, e bevande di differenti gusti. È stata questione frà molti, se sii più necessario l’applicarsi à cacciar la sete, ò la fame; mà tanti esempi hanno fatto stabilire all’huomo, che sii più penosa la sete, che la fame; e perciò è giusta ogn’at-tenzione à comporre Bevande; essendo stati ancora compatibili quelli, che le lordure medeme se gli sono rese scavi; liaven-dosi il caso di Dario, che posto in fuga da Alessandro si trovò necessitato per liberarsi dalla sete di bevere acqua putrefatta, e dai puzzolenti cadaveri resa infetta, e pure gli riuscì grata restandi distrutto l’appetito della sete, che non puole essere che grande, come cagionato ila una vilicatione de’ nervi, che restano compressi dall’avidità delle tuniche per la mancanza dell’humi-dità nelle fauci della gola, & dello Stomaco, e per quell’acre-dme de’ ssali, che le sudette Tuniche tormenta, & agita; mà la Clemente Natura con l’havere come hò detto non solo tirate dalle fauci della terra così limpide acque, e generati frutti ripieni di suo, ha dato commodo con ogn’uno di questi fluidi liberarsi non solo da così penosa agitazione, mà ancora d’assistere alla digestione, col macerare con questi nello stomaco i cibi indigesti, & attenuarli per il passaggio; e perchè il Kilo che è quel fluido espresso dalle sostanze de’ cibi resti nelle sue parti grasse, assottigliato, e più facilmente possi scorrere frà l’angustie de’ vasi lattei. Nella varietà de’ tempi anche variamente furono pratticate le bevande, mentre i nostri primi Padri, non havendo peranche conosciuti i doni della Natura, si valsero dell’aeque de’ fonti, e fiumi; e doppo liberata la terra dal castigo dell’universal Diluvio, e fattone Coltore il buono Padre Noè, che conobbe bene, che era utile l’industria di far crescere la vite, prevedendo il vantaggio, che ne doveva l’humanità ricavare dal di lei frutto, dando l’esempio alla Posterità, di qual danno anche sii il soverchio gustare del di lei grato liquore. Questa pianta non peranche fatta commune, e non proportionata à tutt’i Climi, come n’abbiamo hoggi l’esempio in quelli in tante parti d’Ale-magna, lià obbligati tali Popolo à cercare con l’industria compo-sitioni di tali liquori, che in parte possino far la vece del vino.