>75 LE FONTI DEL BARLEZIO 41 gesserit geratque ; cum duo im- princeps, qui post Byzantii peria, quatuor regna, provin- nobilissimae ac praeclarissimae cias viginti, ducentas urbes urbis expugnationem, aliud im-Christianis principibus eripue- perium, quatuor regna, pro-rit, mari denique maximas clas- vincias viginti, ducentas urbes ses explicare nunc ceperit? Cristianis tantum (ut scribitur) ademit. Il Sacerdote consultò ancora almeno una fonte riguardo alla storia dei Turchi, poiché ci dà alcune notizie che non si trovano presso gli autori sopra accennati1. Per quello che concerne il passato più recente di Scutari e precisamente per la sua perseveranza nella fedeltà verso la Repubblica di S. Marco, quando quella città era minacciata dai Balscia, il Barlezio trascrive intere frasi del già ricordato Panegirico del Becichemi, suo compatriota2. Però non lo cita mai. I familiari di quest’ultimo : Pietro, suo nonno, Florio, suo padre, Marino, 10 zio, e infine i suoi numerosi parenti, ebbero una notevole parte nella storia della città. Nell’assedio del 1478, quando 11 Becichemi ancora fanciullo era lontano dal teatro della guerra, oltre suo padre, caddero nella difesa non meno di 23 dei 30 cugini che aveva dentro Scutari3. Diventato professore di rettorica, egli compose verso il 1503 l’indicato trattato, con le notizie raccolte soprattutto in seno alla famiglia. Quanto al Barlezio, questi cambiò talvolta i passi presi in prestito, perchè si trattava di cose assai recenti da poter controllare alla luce delle informazioni che egli personalmente possedeva. Cosi il Becichemi afferma che l’assedio posto alla città dal 1 In questa categoria mettiamo la menzione delle lotte degli Ottomani contro gli Alani, Colchidi, Armeni, Persi e Arabi (Barlezio, De Scodr. obs., I, 231, v.), le notizie intorno al sultano Mohamed II quale amico delle scienze (ibid., 234 v.). Ciò è ricordato anche dal Kri-tobolus (De rebus, V, cap. 5 e 10), scrittore però sconosciuto al Bar-lezio. 2 Becichemi, Paneg., [f. 18—21]; Barlezio, ibid., Ili, 269—270 v. 3 Becichemi, ibid. [f. 18, 18 v., 20, 21]; Idem, Praelectio, cap. 17 [f. 210].