M FRANCESCO PALI, fatta da Guillaume Gaulteron de Cenquoins e stampata a Parigi nel 1544. Senonchè il Lavardin adoperò i « Fatti » direttamente, nella forma italiana Ciò non è stato osservato dal Noli, il quale •credette a torto che l’Anonimo del Lavardin fosse andato perduto e perciò attribuì falsamente alla traduzione francese della Storia l’importanza di « una fonte secondaria » per lo studio della vita deir Albanese Essa ebbe cinque edizioni3. Una versione spagnuola, seguendo quella portoghese, uscì a Lisbona nel 1588 a cura di Juan Ochoa de la Salde, « prior perpetuo de Sant Juan de Letran ». Il titolo di questa traduzione: Chronica del esforfado principe y capitan Jorge Castrioto, rey de Epiro o Albania, in fol., 4 ff. non num. e 191 ff. num. Passando per la censura dell’Inquisizione, questa ne tolse, come risulta dall’approvazione che diede perchè l’opera venisse stampata, alcuni passi, per esempio le reminiscenze mitologiche del Barlezio o uno scherzo di Alfonso il Magnanimo intorno ai suoi soldati italiani, poiché considerava tali cose dannose alla morale cristiana 4. Di questa stesso Umanista, dedicato a Carlo V nel 1531 e ristampato nel 1541 (dai « figliuoli di Aldo »), nonché nel 1545 (da Bernardino de Bindoni) insieme all’accennato trattato riguardo a Scanderbeg. Di quest'ultimo scritto si ebbe nel 1562 una versione inglese per opera di John Shute, tradutore nello stesso tempo anche di Andrea Cam bini. (Cf. pure il Pétrovitch, 25). 1 Ciò risulta da un confronto della versione del Gaulteron con l’originale e con il Lavardin (cf. il passo intorno a Demetrio Franco presso il Gaulteron, Commentaire, cap. 37, nel Commentario, lo stesso cap., e nel Lavardin, XI, cap. I, 478). • Noli, Storia di Scand., 14. La seconda edita da Hierosme Haultin, La Rochelle, 1593 ; la terza dal Chaudière, Parigi, 1597; la quarta da I. Arnauld, Ginevra, 1604; la quinta da Denis Moreau, Parigi, 1621. 1 L’opera di Marino vi subisce qualche omissione, come, p. es., l’allusione ai Ciinarrioti (Barlezio, Hist., II, 16 v.—17) o il parallelo tra il Castriota e l’Hunyadi, (ibid., 28). Non c’è alcun indizio sicuro sul l'esistenza d’uua edizione anteriore, di Siviglia nel 1582 (Palau J. Dulcet Mattuai, V, 339). Intorno alle opere di I. Ochoa, v. GalLARDO, Ensayo, III, n°. 3260. Una traduzione castigliana, diversa da ■quella dell’Ochoa, però sempre secondo la versione portoghese del D’Andrade, si è conservata in un manoscritto del XVII sec. della Biblioteca Nazionale di Lisbona (Ms. No. 455 B. 6—-7), sotto il titolo: