132 FRANCESCO PALI, 266 Paolo Angelo 1. Senonchè, negli ultimi giorni dell’ agosto 1461, in occasione dell’ingresso di Scanderbeg a Ragusa, il « cancelliere » Davide (Boccaccio), gli avrebbe, secondo Marino, indirizzato un brillante discorso in latino 2. Dato che allora veramente furono fatte all’Eroe accoglienze particolarmente onorevoli, certo dovevano aver avuto luogo anche orazioni, in latino secondo l’abitudine. Il che però, non vuol significare che vi sia qualche relazione tra questi eventuali discorsi e quelli dell’opera del Barlezio. Nelle finzioni rettoriche, cioè nelle orazioni e lettere di cui si tiene parola, il Nostro ha occasione di provare il suo talento come psicologo e artista nello stesso tempo. Infatti, qui ormai non si tratta di annotare più o meno fedelmente informazioni tratte dalle fonti, poiché interviene l’artista in luogo dello storico, il quale basandosi sui dati raccolti e avvalendosi della conoscenza degli uomini e della sua propria immaginazione, procede alla ricostruzione — sebbene non sempre giusta — dello stato spirituale e dello svolgimento del pensiero dei personaggi. Ciò detto, il discorso, ossia la lettera, serve soltanto quale pretesto per far l'analisi di una situazione o per tracciare un ritratto psicologico. Simili pagine del Barlezio compaiono come brani letterari, i quali riscaldano e drammatizzano il racconto. Le descrizioni topografiche di Marino sono brevi 3, mentre i cenni che ci dà, di solito, sulle devastazioni nemiche 4, sull’andamento delle battaglie e sugli assedi delle città sono animati e spesse volte sono d’un pathos esagerato5. La Natura lo interessa, il che si vede soprattutto dalle sue parole circa il freddo 1 Barlezio, Hist., XI, 138 v. : a quo res gestas et historias tam graecas quam latinas didicerat. a V. sopra, p. 214 a. 2. 5 E'carina la descrizione di Pietrabianca, un pittoresco luogo, dove trascorreva la sua villeggiatura Doneca, la moglie di Scanderbeg (Bar-LEZIO, Hist., VII, 88 v.). 4 barlezio, Hist., Ili, 32 v. 5 Idem De Scodr. obs., II, 263.