201 LE INFORMAZIONI DI VALORE STORICO 67 ■da altre fonti e accenna ad una parte di queste notizie, che hanno valore storico 1. 1 Speriamo che non siano qui fuori di proposito alcune righe sul famoso « Antivarino ». Giammaria Biemml, sacerdote bresciano, pretese d’aver scoperto un incunabolo latino, che aveva come autore un anonimo d’Antivari. Tale Historia Scanderbegi edita per quendam Albanensem sarebbe stata pubblicata, secondo il suo dire, a Venezia il 2 aprile 1480 dal noto maestro tedesco Erhard Ratdolt. Il racconto molto particolareggiato e preciso di questo primo e misterioso biografo dell’Eroe albanese è stato utilizzato dal suddetto prete, come ci dice, nella sua opera Istoria di Giorgio Castrioto detto Scanderbegh, stampata a Brescia nel 1742 (II ed., lo stesso luogo, nel 1756; il Papadopulo-VrETò, Correzzioni, 23 asserisce erroneamente che vi sarebbe ancora una edizione, del 1752). Del libro del Biemmi se ne sono poi serviti, come dell’unico tramandatolo della principale fonte narrativa per la storia dell’Albanese, tutta una serie di scienziati a cominciare col Farlati (Illyr. Sacr., VII, 92—93), continuando col MAKUSEV (Ricerche, ecc.), Francesco Tajani (Le Istorie Alb.), Pisko (Scanderbeg), Cuniberti (L’Albania, •ecc.), Barbarich (Albania), Jakova-MERTUri (Giorgio Kastr. Skand.), Noli (Storia di Se.) e terminando — speriamo definitivamente — col Gegaj (L’Albanie et l’inv. turque, pubblicata nel 1937). Ora, si tratta infatti d’una abilissima mistificazione di quel prete specializzato, come ci dimostra tutta la sua attività « scientifica », in lavori del genere. Già nel 1931, il Babinger (Gründung v. Elbasan, 94 n. 2), il quale rinviò altresi a comunicazioni fatte a lui da parte dell’Ohly, •espresse il sospetto d’una « falsificazione letteraria ». Due anni dopo, nel 1933, quest’ultimo scienziato ÌOhly, Eine gefälschte Ratdoltinku-nabel) provò in maniera lucidissima — sebbene valendosi di argomenti tratti anzitutto da altri lavori del Biemmi — che in verità l’in-‘•cunabolo Historia Scanderbegi non è che una invenzione molto erudita -dello stesso ecclesiastico. D’altro canto, la critica storica del XIX sec. ha già dimostrato che il Biemmi aveva falsificato due cronache concernenti la storia di Brescia, una per l’VIII—IX sec., l’altra per il XII, pubblicate dal medesimo: nel 1749 (nell'Istoria di Brescia, II), rispettivamente nel 1759 (Istoria di Ardiccio, ecc.). Anzi, nelle carte che vi sono rimaste dopo la sua morte, avvenuta nel 1778, si è scoperta anche un’altra contraffazione.cioèilmanoscrittoincompiutojd’una terza cronaca medioevale (Ohly, 58). Tra tutte queste mistificazioni, la prima, la Historia Scanderbegi, dev’essere considerata « la più raffinata e la più riuscita * (Ibid.) Quanto al suo contenuto, la storia scanderbegiana del Bresciano alla prima lettura, è vero, ci dà un’impressione di autenticità ; ma dopo un