213 I.E INFORMAZIONI DI VALORE STORICO 79 aveva l’intendimento di portare aiuto all’erede di Alfonso V *. Perciò si rivolse a Pio II, chiedendogli l’autorizzazione di concludere la pace con i Turchi, per lasciare i suoi possessi in sicurtà. Il pontefice, pur lodando il suo pensiero d’intervenire nella guerra, ricusò di acconsentire a un trattato con gli Infedeli. Era d’opinione però che si chiedesse la protezione della flotta veneziana per il paese, per il periodo che l’Eroe ne sarebbe stato lontano 2. Con tutto ciò l’Albanese conchiuse una tregua annuale con i Turchi e inviò la sua avanguardia, condotta da Goico Stresi, figlio di una sua sorella, nel Regno di Napoli 3. Poi accompa- 1 Cf. la decisione del Consiglio dei * Rogati » di Ragusa, il g giugno 1400 (Gelcich-Thallóczy, Dipi., 747). * Rinaldi, Annales eccl., X, a. 1460, n° 60. s Barlezio, ibid. ; Enea Silvio, Commentarii, VI, 165. Le prime schiere albanesi apparvero in Puglia sul finire del settembre 1460. (Lettera del Da Trezzo, ambasciatore dello Sforza presso Ferrante, al suo signore, 10 ottobre 1460, in Nunziante, I primi anni, XX, 495, cf. pure XXI, 517 n. 2 ; Giovanni Antonio Orsini, principe di Taranto a Scander-beg, la stessa data, in MakuSev, Mon., II, 118—120). Scanderbeg scrisse il 31 ottobre 1460 al principe di Taranto, nemico di Ferrante che « al presente con loro [cioè con i Turchi] havemo facta treugua per tre anni» (MakuSev, Monum., II, 124; tale patto fu concluso per 6 mesi secondo una lettera del Da Trezzo al duca di Milano, in data 12 giugno 1461: Nunziante, XXI, 517, n. 2). Dunque ebbe luogo una «tregua» con gli Ottomani. Questa lettera come parimenti altre due, e cioè; quella del sopraccennato principe al Castriota (ibid., 118—120) e quella di costui a Ferrante (ibid., 117—118) potrebbero destare in noi sospetti intorno alla loro autenticità, tanto per la forma enfatica, quanto per una allusione alle lotte degli antichi Epiroti con i Romani nell’Italia (ibid., 123),—se gli eventi di cui fanno parola non fossero registrati con molta precisione. Del resto, la veste rettorica di questa corrispondenza si può spiegare molto bene tenendo conto dello spirito del Rinascimento, il quale penetrò dappertutto, anche nelle Corti e nelle Cancellerie... Le ricordate lettere furono trovate dal MakuSev nell’Archivio Governativo di Milano. Il prof. Marinescu ha scoperto nella Biblioteca dell « Institut d’Estudis Catalans » di Barcellona una versione catalana della menzionata lettera di Scanderbeg al principe di Taranto (Cf. Marinescu, A l-phonse V et l'Alb. de Scand., 135 e n.). Lo ringraziamo per la squisita gentilezza con la quale l’ha messa a nostra disposizione. Di uno scambio di lettere tra il principe Orsini e l’Albanese, però senza indicazione