— 271 — di assassinare il Lamoriciére. Ho creduto accennare al-l’E. V. anche questo fatto, perchè ne faccia il conto che crede. Pronto sempre e disposto ai suoi venerati comandi la prego a ritenermi con tutto il dovuto rispetto di V .E. u.mo e dev.mo servo Luigi Sievestrelli. Il ¡Barone Ricasoli al Dott. A. Ricci. XLIII. Firenze, li 12 Sett. 1860. Dottore pregiatissimo, La ringrazio della sua lettera di questo giorno, che ho letta e considerata attentamente, e mi ha dato occasione a riflettere più cose, e a sempre più benedire il giorno in cui escimmo da una condizione che certe necessità possono giustificare, ma che non può assicurare un effetto d’efficiente utilità. Felicemente siamo usciti da quelle posizioni di pericoli e di consumazione e siamo oggi in uno stato chiaramente definito, nel quale, se insorgeranno difficoltà, siamo sicuri che le potremo combattere a viso aperto, legittimamente e con tutte le forze della nazione. Ora il Re è alla nostra testa, è alla testa della Nazione, combatterà con noi, e noi con 'ui. In questo sta la sicurezza che ogni sacrifizio nostro mira alla salute della Patria e non vi sono agguati e mganni possibili che possono render vano, o servire a