— 355 — per trascinarlo negli eccessi che determinarono l’intervento austriaco e colpirono il decoro e l’anima della nostra Regione. * * * La stima universalmente acquistatasi e le qualità delle quali avea dato prova nel Governo della Toscana additarono, morto il Conte di Cavour, il Ricasoli al Re, che lo chiamò alla Presidenza del Consiglio. Com’egli accettasse l’incarico esprime il 12 giugno con lettera al fratello (pag. 15, voi. VI). La sentenza è andata! Oggi il Ministero ha dato il giuramento e si è presentato al Parlamento. Io sono profondamente colpito! Tre anni che non respiro più un profumo della campagna, un minuto di quella solitudine da me desiderata! Nel ’59 io tolleravo tutto nell’idea di far l’Italia; ora non ho questo compenso, perchè io sono intimamente convinto che l’Italia non ha più nulla a temere.... Io ho accettato con dichiarazione però che io cessavo al momento che io credessi che non c’era più bisogno di me. Ho rifiutato paga, e dichiarato che non volevo livree1. 1 II Barone Ricasoli, per una di quelle stranezze che si ri-scontrano specialmente negli uomini superiori, non aveva mai voluto indossare l’nniforme di ministro e all’osservazione del Re aveva risposto che « Casa Ricasoli non aveva mai portato livrea ».