— 360 — dere perchè il Ricasoli, che era all’unisono colle vedute del Puccioni, non avesse voluto partecipare, pur essendo in Roma, alla votazione memoranda 1. Del resto a mostrar da un lato come il partito al potere, per la stessa forza degli eventi e le difficoltà immense che aveva superate o trovate dovesse necessariamente consumarsi di fronte alla nazione e agli amministrati, ed anco come diverse sue provvidenze gli avessero necessariamente procurato avversari, fors’anche perchè non opportune o bene studiate, servono queste due lettere dal Ricasoli indirizzate al Direttore de La Nazione nel 1864. Era in quel tempo al governo il ministero Min-ghetti-Peruzzi, che, se ambedue sostennero, non però rappresentava il loro ideale, specialmente pel Puccioni, che ebbe sempre, come io ebbi a dire, idee molto affini a quelle dei meno accesi e più fattivi uomini del partito di Sinistra; e inaugurata con grande pompa la ferrovia che univa Grosseto a Siena, null’altro prese a cuore per quella ap- 1 Debbo però, a render la mia critica meno grave, riferire quanto al Puccioni scriveva nel 12 novembre 1876 il senatore Borgatti: « Fatalmente, amico mio, quell’ illustre amico nostro non è bene in salute! Io so da fonte sicura che il suo mal di cuore si è aggravato in questi giorni, e provo una molesta ripugnanza a insistere troppo con lui, ben sapendo, come sai tu, che quell’uomo, austero ed esemplare patriota, non ha d’uopo di eccitamenti quando si tratta del bene del paese suo e del decoro de’ suoi amici ».