— 361 — pena rinascente provincia, da Leopoldo II paternamente curata onde sollevarla dalla sua tristizia. Il Ricasoli, lungimirante anco in questo, constata che l’Italia non può allora aspirare a conquiste o a colonie, ma deve pensare all’ interno, ove provincie e paesi sono nella solitudine e nello squallore debbono esser richiamati all’antica grandezza coll’aiuto dei mezzi antichi e nuovi. Opera questa stupenda, che metterà l’Italia in caso di avere da trenta a quaranta milioni di gente, e che si deve fare dallo Stato e dalla libertà insieme. Non par quasi di leggere uno dei postulati del partito fascista, che, segnatamente per quel che riguarda la Maremma, tutto ha fatto e fa onde risolvere definitivamente il problema? Invece per la manìa di burocratizzare e applicare le leggi d’altri antichi stati che rappresentarono — lo stesso Puccioni ebbe a dirlo nella lettera del 18 giugno ’59 diretta al Ricci, — un regresso nella legislazione toscana, non soltanto nulla si fece, ma cose da orbi, afferma il Ricasoli : si tolsero i redditi ai due Spedali di Grosseto e d’Orbe-tello, danneggiando la cittadinanza e creandosi evidentemente nemici. Quella lettera e la successiva costituiscono una critica e del sistema e del gabi netto, quale solo il Ricasoli poteva dettare: peccato che, al solito, egli si sia astenuto quando avrebbe potuto in parlamento segnalar le defi-