— 82 — voluzionario in prevalenza, è trascinato in alcune considerazioni da idee preconcette, assimilate per le frequenti conversazioni e i rapporti cpn alcuni degli uomini politici toscani che, a cose fatte, vollero farsi merito degli eventi subiti o ai quali ave-van contribuito molto blandamente, e a quanto avevano scritto sul Ricasoli, anch’essi partendo da preconcetti che io dimostrerò superati ed errati. Credo quindi doverosa una critica, a grandi linee, sulla concezione dello Zanichelli. In primo luogo quella unanimità d’intenti che avrebbe animato i personaggi illustri che egli ricorda, o avanti il XXVII Aprile, o dopo la pace di Villafranca, io non la ritrovo affatto. Furono'i rivoluzionari della Società Nazionale che obbligarono il granduca e la sua casa ad andarsene: e di ciò il miglior testimone è il Marchese di Lajatico che nella Storia di quattr’ore questo lealmente affermò, dolendosene. Se a quei moderati il sovrano avesse dato ascolto, stipulando anche il 27 aprile l’alleanza, è certo che l’unità sarebbe stata in pericolo. Il Peruzzi fu benemerito, come sempre affermai, per aver accettato di far parte del triunvirato, il che rinfrancò gl’incerti e rafforzò il governo provvisorio. Ma, come del resto lo stesso Zanichelli riconosce, fu invece uno degli ultimi ad aderire alla unione al Piemonte. A lui e a tutti gli egregi uomini ch’egli ricorda, Galeotti, Cam-