_ 449 — gna pure che rompa il silenzio: e perchè sono stato da Lei avvezzato a frequenti comunicazioni, alle quali nè so, nè voglio da me rinunziare: e perchè i comuni amici di Roma mi domandano sempre e sue notizie e sue parole. Lo stato della questione Romana è ridotto al punto, che il ritorno a Roma di Lavalette, o il di lui richiamo definitivo, è là per denotare se debbano quelli, e noi pure, sperare o no, sopra, se non una soluzione, almeno un passo ragguardevole. Fino a ieri l’altro e Lord Cowley e Nigra istesso hanno assicurato e in scritto e per telegrafo che sarebbe tornato l’ambasciatore suddetto e richiamato il Goyon. Ma ieri e oggi le corrispondenze dei giornali e lettere private mettono in dubbio e l’una e l’altra cosa. E questo giuoco d’altalena seguita ormai da più di un mese. Il nostro Ministero fa spargere ad arte voci misteriose di probabilità più misteriose: ci si vorrebbe far credere ad una sorpresa da un momento all’altro. Io sono, e sarà disgrazia la mia, nel numero dei miscredenti, perchè non ho nè posso ancora formarmi la convinzione che il Rattazzi voglia e lavori sul serio alla questione romana presso l’Imperatore. Non parlo del Durando : e che gioverebbe farne menzione? E perciò tutte le speranze il mio debolissimo intelletto le ha concentrate sopra il ritorno di Lavalette ed il richiamo di Goyon. Se ciò accade in fatto, come non sarà che in forza dell’ insistenza del primo puramente e semplicemente, senza che il Gabinetto di Torino vi abbia la minima parte, e questo lo garantisco: allora i Romani sono posti naturalmente in grado da far camminare essi le cose ad una crisi.