— 337 — Se dunque è giustificato il rimprovero che gli rivolge Cavour ed anco il suo desiderio che «cessi alfine quel potere anormale che non ha freni e non soffre direzioni », è nel tempo stesso posta in valore l’opera grandemente salutare alle fortune d’Italia ch’egli spiegò indirizzando il movimento, sempre necessariamente rivoluzionario, ma strappandone la direzione ai repubblicani, che potevan divenire, lasciati a loro stessi, pericolosi, ed affiancandolo con quell’ indirizzo monarchico nel quale solo si trovava la salvezza. Del resto anche la ribellione alle direttive del Governo di Torino non altro obiettivo aveva se non quello di portare avanti l’opera unitaria iniziata, non già di contrastare il Cavour, sibbene di trascinarlo, anche renitente, all’azione. In altri termini non è l’antagonista che si ribella, sibbene il consigliere leale che gli fa conoscere giornalmente il proprio pensiero, non colui che mira a sostituire al potere il grande Uomo di stato, ma quello che cerca la fusione di tutti, patrioti e popolazioni, nel santo intento di creare la Patria. Egli oramai in un anno e mezzo di governo ha appreso a conoscere la volontà del popolo e a secondarla. Scrive infatti il 22 novembre al fratello (pag. 326): Le popolazioni di Roma e di Viterbo non lasciano un minuto senza mostrare che elleno non vogliono più sapere nè di Papa nè di preti. Vedi quello che fanno :