— 297 — Riccardo Sineo al Barone Ricasoli. Confidenziale. LIV. Livorno, 1° Ottobre 1860. Eccellenza, Ella ha ricevuto oggi da me un telegramma che le sarà paruto molto singolare. Io non ho davvero altro titolo per rivolgermi a lei in modo così confidenziale, fuorché la profonda convinzione che porto della probità politica di V. S. e dello sviscerato suo amore alla patria italiana. Io ignoro quale sia il modo in cui ella giudica l’attuale situazione. Ma non posso non supporre che abbia da essere facile a parecchi buoni italiani l’unirsi con lei per salvare il paese dai pericoli che lo minacciano. Ho veduto Napoli, ho conferito lungamente con Garibaldi, con Giorgio Pallavicino, coi principali uomini che sono colà con intenzioni assai divergenti gli uni da quelle degli altri. Purtroppo mi sono fatto questo concetto che mentre Garibaldi e Pallavicino non sono mossi da altro impulso che dall’amor di patria, molti altri si lasciano sedurre e condurre da viste affatto individuali. Quindi una condizione di cose anormale, e che può produrre infiniti guai. Se Garibaldi in questo momento lasciasse il glorioso suo esercito, e ripigliasse la vanga alla Caprera, vorrei ingannarmi, ma credo che la guerra civile si accenderebbe, e certamente si aprirebbe un bel campo alle ambizioni degli stranieri.