— 389 — primesse ogni collegiata ove non risiedesse vescovo, e le rendite cadessero a prò della cassa destinata a migliorare la sorte dei curati poveri; vorrei che anche i vescovati gli riducesser di numero e si assegnasse loro rendite stabilite per classe, secondo che la residenza del vescovo esigesse una rappresentanza più costosa. Supplito così al temporale della Chiesa, vorrei che lo stato abbandonasse ogni ingerenza spirituale, cominciando dalla nomina dei vescovi e dei parrochi a chiese di data regia e dicesse che quanto a lui riconoscerà ogni vescovo ed ogni parroco che abbia una nomina regolare. Io ho la coscienza che siamo vicini alla vigilia di una grande rivoluzione nel Cattolicismo, che io desidero ardentemente e prima di morire vorrei vederla. La politica francese è in fase più codarda che non sotto Luigi Filippo. Essa grava sull’ Italia per parte di Roma e l’Italia dee ben guardarsi dal non esserne abbindolata. Non può andare colle brutte contro la Francia e di ciò profitta l’imperatore, che lo vedi sempre prepotente con chi non ne può con lui. Appunto perciò una radicale riforma nei suoi rapporti con la Chiesa. Quali timori? ridicolezze! Che differenza vi può essere tra un vescovo eletto dal Re e un vescovo eletto da Roma? I mali presenti non sono essi opera dei vescovi eletti dal Governo? Siamo italiani, ma siamo hene meschini pensando così paurosamente. A P. Bastogi, 15 gennaio, 63, pag. 143 VII. L’avvenire è dell’ Italia, ed è contro tutti coloro cl'e sono contro la libertà, che infine la causa d’Ita-*'a non è che la causa della libertà, ed è perciò