— 236 — tollerare il permesso che tutti hanno d’essere audaci, mentre si nega di essere audace alla sola Autorità e Rappresentanza della Nazione, a quella forza conservatrice che raggrupperebbe le forze tutte della nazione. Io conosco tutti i pericoli che ci può addurre questa audacia, ci porta probabilmente la guerra. Quindi io prescelgo il primo al secondo male, e pronunzierò la mia formula: Vittorio Emanuele dev’essere il vero Garibaldi. Se Garibaldi scende a Salerno, probabilmente il re fugge; in questo caso ¡è d’uopo che un Generale del Re, uomo di guerra e di governo, pigli tosto in modo dittatoriale il governo della città e Regno. Ci vuole un colpo di stato alla maniera di Napoleone. Non le tempo di scrupoli, è tempo di salvar l’Italia e compire il Regno italiano. E il 2 agosto (pag. 177): Conte, mi permetta la franchezza: Ella ha un ingegno grandissimo, e deve vedere che il tempo di combattere coll’ ingegno soltanto è finito; altrimenti Ella resta incalappiato nelle ambagi, nelle doppiezze della diplomazia e perde forse sè e il Re e l’Italia.... Il giorno è giunto nel quale il Governo del Re ripigli all’ interno e all’estero la sua autorità e il suo prestigio ed esca dalla rete che gli tende la Diplomazia; è tempo che il Re ripigli il suo posto d’onore. La sua lettera a Garibaldi è stata cosa che io non so approvare; ha avuto la risposta che era da attendersi ed umilia il Re: i se' guaci di Garibaldi sono orgogliosi, e i mazziniani gon-