— 366 — non nell’ordine dell’aberrazioni e delle stoltezze della mente, se pur non prende aspetto alcune volte d’incuria verso coloro che ne patiscono e d’insolenza verso coloro che si lamentano. Questo non è italianismo, ma oblio di questo gran concetto, perchè basta pensare al-l’Italia per concepire dell’opera governativa diversa-mente da ciò che in pratica vedremo operare. Sebbene tutto questo sia doloroso, che si opera da uomini della nostra parte, che vorressimo vedere forniti di più serietà, di più dignità, di più proposito che non si manifestano nei loro atti di governo, sicché, forse per non parere municipali, neppure paiono italiani, io non so neppure immaginare che in tutto questo stia un pericolo per il presente e l’avvenire. Nè in questa sicurezza io mi abbandono ciecamente; che anzi mi faccio delle ipotesi, anco estreme, e sempre vedo salvezza. Errerò io? — Perchè no? — E anco non errando, vorrei davvero che la sapienza crescesse in tutti, e gli eventi non tardassero di troppo ancora in nostro aiuto. Ella stia forte ne’ suoi principi, che giusti e sani sono, e gli sostenga con animo fiducioso e calmo, die infine la vittoria è per loro, come la vittoria sarà per quella causa che si mantiene e si ravviva con la potenza di quei principi che Ella difende. Felicemente quei principi sono diffusi, sono poipolari in Italia e all’occasione la Patria nostra vi troverà sempre la sua salute. La riverisco con stima sincera e me le professo obbedient.mo Ricasoli.