— 121 — Prendo questa opportunità per manifestarle la vivissima mia ammirazione per quanto la Toscana e lei in particolare fecero dopo la pace di Villafranca. Se qualche cosa al mondo temperare potesse l’amaritudine che quell’atto fatale mi ha fatto provare, sarebbe lo spettacolo che quella parte insigne d’Italia ha dato al mondo. Ella e i suoi concittadini, colla loro prudenza, colla loro fermezza, col loro patriottismo hanno riportato una vittoria morale, le cui conseguenze saranno più feconde di quelle di Solferino. Si abbia i miei ringraziamenti in un coll’attestato dell’alta mia stima e sincera devozione. C. Cavour. P. S. La prego salutare tanto da parte mia l’amico Salvagnoli, col dirgli eh’ io ricordo con sommo piacere le poche ore che or fa un anno passammo qui assieme, discorrendo di un futuro che in allora egli reputava ancora molto lontano. A proposito del quale è doveroso porne nuovamente in evidenza l’opera abile, feconda di bene per l’Italia, spiegata fino dal 1858 in Piemonte e in Toscana, resultante dal diario Massari, che segnala la sicura fiducia nel Re e nel suo gran Ministro che mai l’abbandonò, mentre altri titubava ancora, e i rapporti cordialissimi con Napoleone III dal quale, in fin del novembre 1858 aveva avuto udienza, procuratagli dal Dott. Conneau, non ostante che il ministro di Toscana a Parigi, Tanay De’ Nerli e la contessa Walewsky avessero rifiutato