— 338 — appena i Francesi si ritirano i cittadini ritornano, bruciano le armi papali, scacciano le autorità, e vi fanno una giunta provvisoria. Tu vedi a qual vergogna è ridotta la truppa francese. * * * Chiamai il Ricasoli « il consigliere leale e non il concorrente» del Cavour. È noto anche a chi fugacemente ha scorso la storia di quei tempi, che il gran Re non ebbe mai troppa e viva simpatia pel grande Ministro; lo subiva: il Maestro, lo chiama nelle lettere intime dirette a Rattazzi, pel quale invece ebbe amicizia sincera. Ora il 21 marzo 1861 il Ricasoli scrive al Bianchi (pag. 404): ....dopo le dimissioni del ministero presentate in quel giorno da Cavour, il Re prese la cosa sul serio e mi fa chiamare e mi dà un attacco così premente di affetto e di fiducia, ond’ io mi ponessi alla testa di un nuovo ministero. Egli diceva sarebbesi mostrato al-l’Europa che vi sono altri uomini in Italia, ed Ella può riunire il suffragio di tutti i partiti, come di tutti gl’ interessi che son costretti vedere in lei l’uomo della fede italica a tutta prova, e l’uomo senza ambizioni e senza interessi personali. Ed era vero. Il partito di Garibaldi gli avrebbe dato indubbiamente il suo appoggio, nè altre aderenze avrebber potuto mancargli : ma il Ricasoli travide che il Re era eziandio mosso lai desiderio