— 280 — vole, politica di Napoleone: questi non può in fondo non esser colla causa italiana, finché questa sia guidata dal Re, pure a molti, paurosi o incauti, ha fatto senso quella notizia: mi pare che siamo nuovamente al giorno della pace di Villafranca: ma in migliore condizione di allora, perchè pili forti e numerosi: ora come allora il destino d’Italia è in mano degli Italiani : temperanza e fermezza ed unione e niuno potrà toglierci il trionfo della Causa Italiana. Un solo pensiero mi conturba, ed è che Garibaldi, leale, ma focoso, ed avventuriero più che politico, voglia troppo presto e solo coi suoi dar di cozzo nella questione romana, ristretta cioè a Roma, dove la presenza, anzi l’aumento delle truppe francesi formano un pericolo non di fronte al Re, ma di fronte a Garibaldi, che potesse esser tentato a regolare con essi, e sullo stesso terreno, i conti del 1849: — l’amore però ch’egli porta sincero al Re, e all’ Italia da un lato, il senno dei Governanti, e di Lei fra questi, dall’altro mi rassicurano. E l’Austria? ci troveremo a fronte di lei, assaliti, prima di quello che volevasi fare da noi assalitori a suo tempo? Mi pare che sì. Ad onta di tutto questo non viene punto meno la mia fede nel successo. Mi sono veramente abusato della sua bontà, con Lei parlando di politica io; ma è nella lusinga che dalle mie non discordino le sue idee che io mi sono fatto ardito di esprimerle: oh! così come è disposto in me l’animo fosse possibile l’occasione e l’attitudine a servire la patria nei supremi momenti che le si preparano! La Società Nazionale Italiana mi ha fatto perve-