97 una diversa struttura economica. Per l’Ungheria lo sviluppo industriale era reso però necessario dall’abbondanza di mano d’opera, che avrebbe dovuto altrimenti trovar sfogo nell’emigrazione, dall’opportunità di trovar impiego nel paese ai capitali che a poco a poco si erano andati accumulando, dai bisogni del grande mercato interno che andava a mano a mano aumentando la sua capacità d’acquisto e anche dalla necessità di rendere più complessa l’economia generale del paese, che basandosi prevalentemente sui soli prodotti agricoli, andava altrimenti troppo soggetta al valore di questi ed alle crisi che essi subivano a causa delle stagioni avverse o per la svalutazione dei prodotti. Non è poi da dimenticare che le industrie meccaniche, sorte in vicinanza dei centri di produzione dei minerali (Slovacchia, Transilvania), avevano anche lo scopo di accelerare il movimento di magianzzazione del paese concentrando in gran numero operai di regioni diverse. Fatto sta che allo scoppio della guerra (in non piccola parte anche per la politica di protezione che l’Ungheria era riuscita in qualche caso a strappare all'Austria), un quinto della popolazione attiva era impiegata nell’industria (soprattutto agricola, tessile, meccanica, chimica, dell’abbigliamento), ed anche dopo le mutilazioni del trattato del Trianon, essa conserva un’industria abbastanza importante e in costante sviluppo, la quale contava, nel 1929, 3500 imprese industriali con 274 mila persone impiegate (media 1921-25: 214 mila), producenti per il valore di 2867 milioni di pengó (1531 milioni in media nel 30-7