177 sua posizione centrale, sia perchè meglio rappresenta l’unità etnica dello stato, serve a dare ad esso quella coesione che l’energia e la tenacia dei suoi abitanti hanno voluto fosse presto raggiunta, dopo le discordie dell’immediato dopoguerra. Questo è stato facilitato anche dal fatto che l'Ungheria, pur così mutilata, a differenza della Romania, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia e anche della Polonia, ha potuto contare sui lunghi secoli di unità nazionale, che hanno plasmato il popolo in una unione di sentimenti e di cultura. La Sacra Corona di Santo Stefano, ben lungi da costituire una semplice curiosità storica, ha una sua propria forza spirituale, di cui occorrerà sempre tener conto nel valutare i destini dell’Ungheria. Parte integrante fino al 1918 d’uno stato economicamente pressoché autarchico essa ha procurato in questi ultimi anni, con un processo che gli economisti considerano non conveniente, ma che è indispensabile nelle condizioni attuali d’Europa, di differenziare alquanto la sua struttura prevalentemente agricola ed ha piantato boschi nell’Alfòld per diminuire il fabbisogno di legname, ha costruito importanti centrali elettriche presso le miniere di lignite, ha protetto alcuni rami dell’industria (specialmente macchine, tessuti, carta), procurando di dipendere il meno possibile dall’estero. D’altra parte, aumentata la superficie delle terre coltivate, ha esportato in media un quarto del prodotto del frumento, un terzo della segala e dello zucchero, un decimo dell’orzo e quantità sempre maggiori di bestiame, in modo da saldare ben presto alla pari 30 -12