L’essenza utilitaria della morale e della Società, non poteva così sfuggire ad un poeta che traeva la propria ispirazione dal ritmo forte della natura. Senonchè la causa finale della vita non doveva certo consistere per lui nel puro utilitarismo o in un edonismo cinico ancorché ben conformato. Si valeva solo praticamente di quella utilità che Socrate stesso vedeva uscire dai beni materiali spiritualissima, « rivelandosi la più rigida legislatrice che sia mai stata », poiché si trasforma in una virtù che nella retta elezione del piacere e del dolore, dà all’uomo un senso d’opportunità ne’ suoi bisogni, indicandogli la vera via da seguire. L’ideale etico trionfa splendidamente nel Nostro, giacché chiarisce il concetto Socratico dell’utilità finale delle civiche virtù, ponendo il proprio principio dell’amore di sé, naturale, invincibile, ma che nella vita civile può soddisfarsi soltanto per la via del dovere, del rispetto altrui. La virtù per lui non aveva dunque essenza metafisica, mostruosa come un imperativo categorico, non era che logica in atto. L'ora di Niccolò Tommaseo. 33 - 3