froni «Cenni sugli ordinamenti della Ma­rina italiana del Medio Evo» -Rivista Marittima -dicembre, 1898. P",GINA 103. -Governare o fare il carro è pe­rò voce in questo senso più usata a Genova e nel Tirreno, mentre nell'Adriatico serve ancora il veneziano «buttar de brazzo ». PAGINA 107. -Per quanto riguarda il sepolcro di Raimondo da Cardona del Nolano a Bell­puig, cfr. la citata opera di Gervasio de Ar­tifiano: «La Arquitectura Naval Espafiola -Madrid 1920 ». La riproduzione di pa­gina 76, è dell'Archivio fotografico «Mas» di Barcellona. PAGINA 108. -A proposito del « tres dos y as », cioè del tre, due, uno, secondo la vecchia proporzione catalana, è giusto però ricor­dare che tale proporzione risulta già ap­plicata dai Romani, se si tien conto delle misure che ci danno le navi di Nemi: men­tre appare tuttora in uso, per tradizione empirica sempre viva, sia sulle costiere di Amalfi e di Gaeta, sia per la fabbrica delle paranze in quel di Bari. PAGINA IlO. -In fatto di silografie quattro­centesche di soggetto navale, credo almeno utile designare quella fiamminga della se­conda metà del sec. XV, di cui una ripro­duzione, tratta della copia esistente alla Bi­blioteca Nazionale di Parigi, compare nel­l'articolo di Grosso e Pessagno, del luglio 1914, della «Gazzetta di Genova ». Si trat­ta, non precisamente d'una galera, ma d'un tipo primitivo di galeone o di caracca, di­segnato colla massima evidenza di partico­lari, e da ricordarsi poichè certo ha ser­vito ad altre rappresentazioni consimili na­vali, tra la fine del sec. XV e il principio del sec. XVI. PAGINA II4 e segg. -Per ciò che riguarda i cartoni-per arazzi esistenti nel Palazzo Do­ria di Genova e le altre memorie relative alle tattiche navali di Andrea Doria, cfr. il citato articolo del dicembre 1921 in «De­dalo ». PAGINA 120 e segg. -Per le pitture del Cam­biaso e di Fabrizio e Nicola Castello al­l'Escuriale, cfr. la citata opera di Gerva­sio de Artifiano. PAGINA 128. -In genere, per gli affreschi ge­novesi, vedi anche le riproduzioni comparse nel fascicolo «Genova» pubblicato a curà di quel Municipio, in occasione della Con­ferenza Internazionale del 1922. PAGINA 130. -Sopra la distruzione delle navi votive della chiesa della Maddalena presso Chiavari, cfr. l'appendice di storia navale di G. Pessagno, nel volume del Pod~stà sul «Porto di Genova». PAGINE 132-133. -Per questi modelli navali di provenienza bolognese vedi il cenno che ne davo il l° luglio 1927, sul «·Resto del Carlino ». Poi, quanto, più ampiamente, ne scriveva il ricordato comandantè G. C. Spe­ziale nella « Nuova Antologia» del 16 mag­gio 1929. Ricordo poi che tali modelli, uni­tamente a quelli fiorentini di provenienza da casa Bardi, venivano, a cura del Mini­stero della Marina e dello stesso coman­dante Speziale, portati all' Arsenale di Ve­nezia, dove erano diligentemente restaurati, rivelandosi sempre meglio cimeli di parti­colare interesse dal lato tecnico ed artisti­co. Attualmente si trovano a Roma, in at­tesa di avere, dopo tanto abbandono, una collocazione adeguata alla loro importan­za. Le varie fotografie di tali modelli ripro­dotte nel presente volume, favoritemi dalla Direzione del Museo Civico di Bologna, li rappresentano però prima dei restauri. PAGINA 148. -Per la tavola napoletana del Trionfo di Ferrante d'Aragona, confronta la nota a pago 74. PAGINA 152. -La discordanza tra il testo, do­ve si assegnano a Giovanni Badile gli af­freschi della cappella Guantieri a S. Ma­ria della Scala di Verona, e la relativa il­lustrazione a pago 156, dove sono invece designati come opera di Stefano Da Zevio, in parte risponde anche dal fatto che l'au­tore di tali pitture non è concordemente accettato. PAGINA 160. -Per i disegni biblici, tal uno di soggetto marinaro, assegnali a Tommaso Finiguerra, cfr. il volume di Sidney Col­vin: «A FIorentine Picture, ecc.» -Lon­dra, 1898. . Per le rappresentazioni navali del codice quattrocentesco di Berlino del poema di Gaspare Visconti' (notevole questo anche per qualche verso marinaro, uso quel «et quatro brigantini et due galee -che tiran seco due palandree »), vedi pure le riprodu­zioni nel volume del Malaguzzi Valeri «La Corte di Lodovico il Moro », Milano, 1913, pagg. 192-193. Vedi pure in «Archivio storico dell'Arte» del 1922, pago 365, la riproduzione d'una di quelle istoriette cogli episodi di S. An­tonio; incisione della seconda metà del se­colo XV, alla Casanatense di Roma, che