gralmente l’animo del volontario ventenne e, attraverso quelli di lui, ci fa meglio intendere i sentimenti della generazione alla quale egli appartenne e che egli cosi nobilmente rappresenta negli entusiasmi e negli ardimenti, nelle malinconie romantiche e nelle idealità generose. Docu mento storico, perché nessuna ricostruzione documentata e nessuna fervida apologia sono comparabili, per eloquenza e per significato, a quella nota sincrona « Garibaldi è aranti sull'ultima punta della collina ed i oitre modo sereno » che il combattente tracciava per sé a lapis sul suo taccuino mentre ancora durava la battaglia; od all’altra « Garibaldi ba ogg esposto molto la vita » che, qualche ora dopo, vi aggiungeva prima di addormentarsi « sui campo lasciato dal nemico ». E nessun scritto storico può ravvivare fra noi — per usare la espressione di Mario Pratesi — « la vampa di quei tempi gloriosi • e farci penetrare la psicologia intima dei Mille e il segreto del loro prodigio, come le parole che quell’Uno di essi, nel suo umile [*4]